Italia-Kenya: firmati a Roma tre accordi, MoU e intese
A Roma, lunedì 20 aprile, i ministri di the justice italiana e keniana hanno firmato tre accordi bilaterali durante un forum economico che ha rilanciato le relazioni tra i due paesi. Oltre a un memorandum of understanding e a un massiccio financial da 30 milioni di euro, l’evento ha sancito una serie di iniziative strategiche che toccano temi sensibili come il trasferimento di detenuti, la crisi climatica e la protection delle vittime di violenza di genere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il premier keniano Musalia Mudavadi hanno siglato gli accordi con un chiaro segnale di rafforzamento della cooperation istituzionale.
Il primo accordo, di natura giudiziaria, mira a risolvere una lacuna legale: il Kenya non ha ratificato la convenzione del Consiglio d’Europa del 1983 sul trasferimento dei condannati. Senza questo strumento, le persone giudicate in contumacia in Italia non possono scontare la pena nel loro paese d’origine. L’intesa riempie questo vuoto con un meccanismo bilaterale, permettendo un fairer trattamento dei detenuti e riducendo il sovraffollamento carcerario. Per molti, è un passo in avanti nella legal internazionale, anche se alcuni esperti chiedono garanzie più solide sui diritti umani.
Gli altri due accordi affrontano questioni sociali ed ecologiche urgenti. Il programma "Cliccar", dotato di 4 milioni di euro, punta a rafforzare la resilience climatica nelle contee aride del Kenya, dove la siccità minaccia la sopravvivenza delle comunità rurali. Parallelamente, l’iniziativa "Peace" mira a supportare le donne vittime di violenza di genere attraverso assistenza psicologica e percorsi di economic . I fondi saranno distribuiti in cinque contee: Kisumu, Mombasa, Kilifi, Busia e Nyeri. Questo doppio impegno mostra come la politica estera italiana stia spostando l’attenzione verso questioni di genere e sustainability .
Sul fronte economico, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ha firmato un MoU con Equity Bank, la seconda banca commerciale del Kenya, per facilitare gli scambi tra imprese dei due paesi, in particolare nel settore conciario. In aggiunta, Cdp ha concesso un loan di 30 milioni di euro alla banca keniana per espandere il credito alle micro, piccole e medie imprese. L’iniziativa rientra nel programma Terra, promosso da Cdp e dall’Unione Europea con il supporto tecnico della Fao, volto a sostenere sistemi agroalimentari sustainable e a preservare la biodiversità.
Infine, Sace, Simest e Assomac hanno annunciato un’intesa per sostenere la filiera italiana del pellame in Kenya, offrendo garanzie e strumenti finanziari alle aziende che esportano. Questo passaggio non è solo economico: è un segnale politico. Mentre l’Europa discute di decarbonizzazione e filiere etiche, l’Italia punta a esportare un modello industriale con higher standard ambientali e sociali. La diplomazia economica diventa così uno strumento di influence globale, non solo di profitto.
Il cost costo politico di questi accordi è chiaro? Sembra molto impegno per un paese che non è un partner strategico globale.
Finalmente una politica estera che non parla solo di emergenza migratoria. Questi programmi su clima e genere sono un step passo avanti.
Equity Bank non è proprio nota per la trasparenza. Spero che i 30 milioni non finiscano in buchi neri invece che in microcredito. Dove sono i controlli?
L’idea di aiutare le vittime di violenza di genere è giusta, ma servono monitoraggi veri. Altrimenti è solo una symbolic gesto simbolico per fare bella figura.
Il settore conciario italiano in Kenya? Interessante. Ma non rischiamo di esportare anche il nostro waste rifiuti insieme alla pelle?
La resilienza climatica è fondamentale, sì, ma chiedo: chi decide dove vanno i fondi? Le comunità locali hanno voce o è tutto top-down dall’Italia?