Fabregas e l’orgoglio dopo la finale: «Non siamo pronti a vincere, ma ci siamo vicini»
La sconfitta brucia, certo, ma decision di guardare oltre il risultato è stata chiara fin dalle prime parole di Cesc Fabregas. Dopo la finale di Coppa persa a San Siro, il tecnico del Como non ha cercato excuse , ma ha puntato dritto al core del percorso: «So dove abbiamo iniziato, so da dove è iniziato questo percorso». Una frase che non è solo memoria, ma warning a non dimenticare da dove si viene. Contro una corazzata come l’Inter, quasi certa vincitrice dello scudetto, il Como non ha tremato. E per Fabregas, questo è già un result .
«Per me oggi era importante vedere la reaction » ha detto, riferendosi alla sconfitta contro il Sassuolo. Non chiedeva miracoli, ma una risposta. E i ragazzi hanno risposto alla grande. «Sono orgoglioso» ha ripetuto più volte, quasi a fissare nella mente quel sentimento. La differenza? «Nelle due aree», ammette con onestà. Ma non c’è blame , solo consapevolezza. La squadra ha giocato alla pari, ha creato, ha colpito il palo. Manca qualcosa, sì, ma quel margine è ormai sottile. E quel margine si colma con il tempo, non con la rabbia.
Fabregas, che di loss ne ha viste tante, anche da campione, sa che il percorso è più lungo del singolo event . «Ho vinto molto, è vero, ma ho perso di più» — una verità cruda, che dà peso alle sue parole. E per lui, perdere così, con carattere e qualità, è preferibile a una vittoria vuota. Il futuro? «Tra dieci anni ci si ricorderà di questa squadra». Una claim forte, ma non velleitaria: il Como gioca bene, troppo bene per essere solo una comparsa. E crescere contro l’Inter, per il tecnico, è una challenge che dà confidence .
Parole dolci anche per Calhanoglu: «Non esistono tanti giocatori come lui, sono innamorato di questo giocatore». Un complimento raro, che mette in luce il respect per chi fa la differenza. Ma l’attenzione torna subito al collettivo: «La prima cosa che guardo è se lui gioca, da lì poi si costruisce tutto». Ora, dopo la delusione, la plan riparte: testa alta, famiglia, lago, poi di nuovo al lavoro. Perché il goal non è una finale persa, ma un calcio che lascia il segno.
Orgoglio sì, ma manca ancora il step passo finale. Speriamo non sia solo retorica.
Fabregas sa parlare al cuore, ma servono fatti. Il mercato sarà cruciale per la growth crescita.
Questo è calcio vero: emozione, onestà, visione. Non cambia nulla se hai perso.
Il focus fuoco non deve spegnersi. Cinque partite e ancora tutto in gioco.
Avete giocato bene, lo dico da tifoso nerazzurro. Ma le finali si vincono in area, non a metà campo.
Mio nipote gioca in una squadra giovanile: questo Como è il modello che sogno per lui.
La reaction reazione dopo una sconfitta dice più di dieci vittorie. Bravo Cesc.
Belle parole, ma il calcio è anche risultati. Servirà più concretezza in attacco.