Caso Epstein, un’altra minaccia per Starmer
Da mesi, Keir Starmer è un primo ministro sotto public pressure , stretto tra una crisi etica crescente e l’ombra lunga di Jeffrey Epstein. La sua decisione di nominare Peter Mandelson – figura chiave del vecchio Labour blairiano – ambasciatore a Washington si è trasformata in un boomerang politico dopo la rivelazione che Mandelson era stato giudicato not suitable per l’incarico a causa dei suoi legami con l’ex finanziere pedofilo. Nonostante questo, il Foreign Office avrebbe overruled l’esito negativo dell’indagine dell’Uksv, la divisione preposta a verificare l’integrità dei candidati.
La notizia, trapelata dal investigation del Guardian, ha acceso un incendio a Westminster. Starmer, ex procuratore della Corona noto per il rigore formale, si è detto furious per non essere stato informato della manipolazione del processo di idoneità. Ha subito avviato un’official inquiry e rimosso Olly Robbins, alto funzionario del ministero degli Esteri, in un gesto percepito come un symbolic sacrifice . Ma l’opposizione non ci sta: molti parlamentari chiedono le dimissioni del primo ministro, accusandolo di aver misled il Parlamento o, peggio, di essere inadeguato al ruolo.
Il nodo centrale è se Starmer sapesse o meno della ethical breach legata a Mandelson. Se avesse mentito, la sua political credibility crollerebbe. Se fosse stato all’oscuro, allora emerge un problema di poor oversight ai vertici del governo. In entrambi i casi, il costo politico è alto: oltre metà del parlamento ora ne chiede il resignation , e il clima si fa sempre più toxic .
Intanto, la mossa di Starmer di negare – anche solo formalmente – l’uso delle basi britanniche ai bombardieri Usa ha giovato alla sua international profile , rafforzando un’immagine di autonomia rispetto a Donald Trump. Ma questo non basta a placare le acque in patria. Tra tre settimane si terranno le elezioni amministrative in Inghilterra, Scozia e Galles, e i sondaggi vedono in ascesa i populist faction guidati da Farage. Il tempo stringe, e la fiducia pubblica vacilla.
Se sapeva, è un cover-up insabbiamento. Se non sapeva, è un fallimento di governo. In entrambi i casi, basta.
La nomina di Mandelson era un political gift regalo politico ai blairiani, ma a quale prezzo? Il costo morale è evidente.
Starmer ha costruito la sua carriera sul rispetto delle regole. Ora quelle regole le ha violate, anche solo per responsabilità indiretta.
Il fatto che abbiano pensato di non informare il Parlamento è la parte più inquietante. Questo è erosione istituzionale pura.
Tutto gira intorno a quel decision decisione: chi ha detto di passare sopra l’idoneità? E chi ha taciuto?
Mi chiedo quanto durerà questa public trust fiducia pubblica se i vertici continuano a coprire i loro errori.