Usa-Iran, il negoziato a pezzi e la corsa a Mosca

I negotiations tra Stati Uniti e Iran avanzano a singhiozzo, come un motore in preda a una crisis di accensione. Nonostante i planes americani fossero già in movimento — due C-17 decollati da Islamabad con i blindati dei diplomats a bordo — la missione è stata bruscamente sospesa. Donald Trump ha canceled la visita dell’inviato Witkoff a Islamabad, accusando Teheran di una pericolosa confusion nei vertici: «Non sappiamo chi comandi davvero laggiù», ha detto. Ma mentre Washington blames l’altro, Teheran non sta ferma: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha consegnato le proposte iraniane al Pakistan prima di partire per un tour diplomatico che lo porterà a Muscat e, oggi, a Mosca.

A Washington, intanto, si alza il tono delle warnings . Trump ha parlato di un sistema petrolifero iraniano sull’orlo di un’esplosione: «Se il petrolio non viene trasportato, si accumula sottoterra — ha spiegato a Fox News — e la pressione cresce fino a provocare una rottura permanente». Secondo il presidente, anche in caso di ricostruzione, le infrastrutture energetiche potrebbero funzionare solo al 50%. Un’immagine cupa, quasi apocalittica, di un Paese ai margini di un collasso tecnologico. La minaccia, però, non è nuova: è parte di una strategia di pressione che alterna sanctions e scenari catastrofici per spingere l’Iran al tavolo.

A Mosca, invece, si prepara un altro scene diplomatico. Il ministero degli Esteri russo ha confermato la visita di Araghchi: «Sarà qui per negotiations », ha dichiarato a Ria Novosti. La Russia, da tempo alleata strategica di Teheran, si posiziona come mediatore indispensabile. Ma non è solo Mosca a muoversi: anche il Pakistan e l’Oman hanno già ospitato incontri preliminari. È un tessuto di diplomazia informale, tessuto tra Paesi secondari, che cerca di tenere in vita un dialogo che ufficialmente non decolla. E mentre i leaders si scambiano messaggi criptici, il Golfo Persico resta un polverone sempre acceso.

Fuori dai salotti diplomatici, il conflitto non aspetta. Nel sud del Libano, Israele ha ordinato l’evacuazione di sette villaggi oltre la zona cuscinetto. Poi, aerei israeliani hanno conducted bombardamenti, causando vittime non quantificate. Hezbollah ha risposto con attacchi mirati, dichiarando che agiva in risposta a violazioni del cessate il fuoco. Questo fronte secondario, spesso sottovalutato, rischia di diventare il detonatore di un’escalation più ampia. I negotiations sul nucleare potrebbero naufragare non per un errore tecnico, ma per una scintilla nel Sud del Libano.

Reazioni 8

  • D
    Dario74

    Trump parla di esplosione del sistema petrolifero come se fosse un game di pressione. Ma se succede davvero, le conseguenze saranno ecologiche, non solo politiche.

  • S
    SaraM

    Perché l’Iran continua a mandare proposte se poi non sono sufficienti? Forse non vogliono davvero un accordo, solo guadagnare tempo.

  • L
    Luca_in_Viaggio

    Mosca che accoglie Araghchi non mi sorprende: la Russia vuole essere centrale in ogni crisis mediorientale.

  • N
    NadiaT

    I bombardamenti in Libano non sono un dettaglio. Sono la vera minaccia all’stabilità della regione. I negoziati a Mosca rischiano di essere teatro.

  • M
    MarcoP

    Se il sistema petrolifero esplode per davvero, chi ci perde di più? Forse non gli iraniani, ma gli acquirenti clandestini in Asia.

  • E
    Elisa_22

    Questa diplomazia a pezzi mi ricorda gli anni ’80: incontri segreti, mediazioni informali, tensione ovunque. Un tessuto fragile.

  • G
    GiacomoR

    Confermano la visita, ma non dicono nulla sui contenuti. Classico stile da comunicato stampa senza sostanza.

  • A
    AlessiaL

    L’evacuazione dei villaggi libanesi è un segnale pesante. Non è solo propaganda, è preparazione al peggio.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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