Per ora la guerra con l’Iran sembra un fallimento

È ancora troppo presto per un verdetto definitivo sull’the mission di Trump in Medio Oriente, ma non lo è per un giudizio provvisorio: mal concepita, mal pianificata, mal eseguita. Secondo Gerard Baker del Wall Street Journal, questa che doveva essere la più grande azione di politica estera del presidente si sta rivelando, finora, un clear failure . Mentre si pregano il successo e la sicurezza delle truppe, emergono segnali inconfondibili di sconfitta strategica — segnali che chi sta vincendo non mostra mai.

Vincere una guerra non richiede di minacciare di cancellare una civiltà né di cercare capri espiatori nella retorica presidenziale. Eppure, l’amministrazione continua a blame gli europei, un chiaro segno che non sta controllando il campo. C’è chi sostiene che gli Stati Uniti abbiano ottenuto un successo militare ma un fallimento politico. Ma persino questo bilancio appare ottimista se si considerano gli core objectives dell’operazione: eliminare la minaccia nucleare iraniana.

Eppure, Vance ha appena trascorso 21 ore a Islamabad per negoziare la fine di un programma nucleare che avrebbe dovuto essere distrutto da 38 giorni di bombardamenti. Lo stesso programma che, dieci mesi fa, era stato dichiarato annientato nell’Operazione Midnight Hammer. Questa remarkable resilience di Teheran solleva dubbi profondi: quanto siamo stati efficaci davvero? È vero che le capacità missilistiche e convenzionali iraniane sono state degradate, ma non è chiaro né di quanto né quanto questo actual impact abbia avuto.

L’Iran ha continuato a lanciare missili e droni fino al giorno del cessate il fuoco. Mentre i mullah ricostruiscono, ci chiediamo quanto possa durare la nostra tosatura del prato. Il fallimento nel rimuovere il regime è centrale. A questo si aggiungono i danni strategici: lo economic nightmare nello Stretto, le alleanze logorate, il rapporto con Israele compromesso e un regalo involontario alla Cina, avversario globale chiave.

Forse il danno più grave è l’immagine proiettata al mondo: un esercito potentissimo, con tecnologia superiore, incapace di sconfiggere un paese con un’economia paragonabile a quella del Belgio. Senza una leadership capace e una strategia realistica, la forza bruta non basta. La buona notizia? È ancora troppo presto per chiudere il libro. Ma come scrive Baker, quando una guerra non va come previsto, si ha solo una scelta brutta: fermarsi in modo insoddisfacente o go deeper — senza alcuna garanzia di vittoria.

Reazioni 7

  • M
    Marco72

    Il costo economico sarà enorme, ma nessuno ne parla. military spending assorbe risorse che servirebbero altrove.

  • S
    SaraL

    Continuano a parlare di successo, ma se il programma nucleare è ancora in piedi, quale vittoria è mai stata?

  • D
    Daniele_C

    È la solita storia: forza bruta senza una long-term strategy . Poi ci stupiamo dei risultati.

  • E
    ElenaM

    Incolpare gli europei? È solo una distrazione. La verità è che la political cost qui interno sarà altissimo.

  • G
    GiacomoP

    Teheran sembra risorgere ogni volta. Questa effetto Lazzaro è preoccupante.

  • A
    AlessioB

    Chi ha pianificato questa operazione dovrebbe essere interrogato. Non si può fallire così e andare avanti come niente fosse.

  • F
    FedericaT

    La vera domanda è: chi ci guadagna davvero da questa guerra? Di certo non siamo noi. geopolitical impact favorisce altri.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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