Terapia anti-Tau e Alzheimer, risultati 'promettenti' dalla ricerca al Mondino

PAVIA. Cosa c’entra una the protein con l’Alzheimer che ruba ricordi e memoria? La malattia, progressiva e devastante, si lega all’accumulo nel cervello di due proteine: la beta-amiloide e la tau. Mentre le terapie attuali puntano soprattutto sulla prima, la Fondazione Mondino di Pavia sta esplorando una strada diversa: colpire direttamente the tau , un’altra responsabile del declino cognitivo. E i primi risultati, definiti promising , aprono nuove speranze.

Il farmaco al centro dello studio si chiama bepranemab (UCB0107), un anticorpo monoclonale che mira alla tau protein umana. Somministrato ogni quattro settimane per via endovenosa, è stato testato in pazienti con forme precoci di Alzheimer, sia in fase prodromica che lieve. Lo studio TOGETHER (AH0003), coordinato dal Dementia Research Center del Mondino e da centri europei, è stato un trial in doppio cieco per valutare efficacy , safety e tollerabilità del trattamento fino a 80 settimane.

I dati, in attesa di pubblicazione, mostrano un cognitive benefit significativo per la prima volta in una terapia anti-tau. Il risultato è più marcato in chi ha un basso carico iniziale di tau cerebrale o non presenta fattori di rischio genetici (Apo-E negativi). Questo suggerisce che early intervention potrebbe moltiplicare l’effetto del farmaco, cambiando il corso della malattia prima che i danni diventino irreversibili.

Un altro punto a favore: il trattamento non ha mostrato effetti collaterali gravi, a differenza di altre terapie anti-amiloide che spesso causano alterazioni visibili in risonanza magnetica (ARIA). Secondo i ricercatori, questi risultati indicano che una terapia mirata alla tau potrebbe diventare una valida alternativa alle strategie esistenti. «Rappresenta una promising alternative nell’ambito delle terapie disease-modifying», spiega la Fondazione, «e apre nuove prospettive per milioni di famiglie colpite da questa patologia».

Anche se non è ancora disponibile in Italia, lo studio segna un passo avanti concreto. L’approccio anti-tau potrebbe integrare o persino superare le attuali opzioni terapeutiche, soprattutto se combinato con una diagnosi precoce. Ora la sfida sarà confermare i risultati su un numero maggiore di pazienti e ottenere l’approvazione dell’AIFA. Intanto, la ricerca continua a spingere contro the clock , con la speranza di fermare l’Alzheimer prima che parli con il linguaggio della perdita.

Reazioni 6

  • M
    Marco72

    Sembra davvero un passo in avanti. Ma quanto costerà the treatment una volta disponibile? Speriamo non sia accessibile solo a pochi.

  • E
    Elena_C

    Finalmente qualcuno che punta su early detection . È l’unica vera arma contro questa malattia.

  • D
    DottGalli

    Attenzione a non creare false aspettative. Risultati promising non significano guarigione. Ma sì, è un ottimo segnale scientifico.

  • A
    AnnaM

    Mio padre ha l’Alzheimer da cinque anni. Leggere di cognitive decline mi spezza il cuore. Spero che per le prossime generazioni ci sia una vera prevenzione.

  • R
    RicercatorePB

    Il fatto che non ci siano side effects importanti è enorme. Con gli anti-amiloide era un grosso limite.

  • L
    Luca_N

    Chissà se the research italiana riuscirà a portare questo farmaco sul mercato nazionale senza anni di ritardo.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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