Ecatombe Volkswagen, l'annuncio choc: un milione di auto in meno entro il 2028
Volkswagen puts il piede sull’acceleratore, ma nella direzione opposta rispetto a quella a cui ci si era abituati nei decenni dell’global expansion : reduction . E ridurre parecchio. Il gruppo tedesco sta infatti preparando un intervento pesante sulla propria industrial structure mondiale, con un taglio della production capacity che potrebbe arrivare fino a un milione di veicoli entro il 2028. Non si tratta di un cosmetic adjustment , ma di una revisione profonda che fotografa un cambio di fase ormai evidente: il mercato dell’auto, soprattutto in Europa, non è più quello dei golden days .
A confermarlo è lo stesso amministratore delegato Oliver Blume, che in una conversazione con Manager Magazin ha messo nero su bianco il nuovo industrial paradigm del gruppo. La diagnosis è semplice: “La overcapacity non è sustainable nel lungo periodo”. Ancora più netto il giudizio sul passato recente: i modelli di previsione basati sui volumi storici “non sono più realistic ”. Parole che non lasciano grandi margini di interpretazione.
La strategia di downsizing non nasce oggi. Negli ultimi anni Volkswagen ha già eliminato circa un milione di unità di capacità in Cina. Ora il baricentro del taglio si sposta sull’Europa, dove è previsto un intervento analogo: un altro milione di unità in meno entro il 2028, concentrato sugli impianti dei marchi Volkswagen e Audi. Il final outcome sarà una capacità produttiva globale ridotta da oltre 12 milioni di veicoli annui a circa 9 milioni — un numero che, nelle intenzioni del management, dovrebbe allinearsi a una global demand ormai stabilizzata.
Dietro i numeri industriali c’è inevitabilmente anche il tema employment . Il riassetto si traduce in un workforce reduction . Come evidenziato da Milano Finanza, a fine 2024 è stato raggiunto un accordo per la riduzione di 35 mila posti di lavoro in Germania. Considerando anche gli altri marchi, il totale potrebbe arrivare a circa 50 mila posti in meno entro il 2030. Una restructuring centrale nella strategia di difesa dei margins e della financial sustainability del gruppo.
Nel frattempo, Volkswagen cerca nuove leve di crescita fuori dall’Europa. Gli Stati Uniti restano un strategic goal , anche attraverso il progetto del marchio Scout. Non si escludono industrial partnerships per condividere rischi e investments , mentre resta aperta l’ipotesi di una futura listing . Un nuovo stabilimento in Carolina del Sud diventerà uno dei perni del relaunch sul mercato nordamericano. Una doppia traiettoria: ridimensionamento in Europa e Asia, espansione negli USA.
Tagliare un milione di unità in tre anni è un segnale fortissimo. Il automotive sector settore automotive non si riprenderà così facilmente.
E intanto i lavoratori pagano il prezzo della green transition transizione verde. Promessa di progresso, risultato disoccupazione.
Blume non ha alternative: con la market demand domanda ferma a 9 milioni, produrre di più vuol dire bruciare cash liquidità.
Vedrete che il marchio Scout sarà venduto in record time tempo record. Tutto per raccogliere funding fondi e alleggerire il bilancio.
L'Europa ha voluto l’auto elettrica a tutti i costi, ora si gode il economic impact impatto economico. Ironia della policy politica.
Senza i tagli in Cina, il piano europeo sarebbe stato ancora più drastic drastico. La vera crisi è globale.
Quanto costerà umanamente questa restructuring ristrutturazione? I numeri non dicono tutto, ma fanno già male.
È la fine di un'epoca. L'era dell’auto di massa è finita. Ora contano efficiency efficienza e cost control controllo dei costi.