“Sono la persona più presa di mira al mondo dagli odiatori online. I social si fondano sulla crudeltà per ottenere click”: lo sfogo di Meghan durante il viaggio in Australia con Harry
Meghan Markle non usa mezzi termini: the pressure degli attacchi online, dice, è stata costante per oltre un decennio. Ogni singolo giorno, da quando è entrata nel mondo reale, si è ritrovata al centro di un hate campaign che definisce senza esitazioni il più intenso subito da una figura pubblica. Durante un incontro con studenti della Swinburne University of Technology a Melbourne, ha raccontato con voce ferma di essere sopravvissuta a un mare di cruelty , alimentata, a suo avviso, dal modello stesso dei social media. «Si basano sulla sofferenza per ottenere clicks », ha affermato, «e questo non cambierà finché non ci sarà un reale incentive a farlo».
Il messaggio di Meghan non è solo una denuncia personale, ma un invito a resistere. «Bisogna essere più forti di così», ha detto, rivolgendosi a chiunque si senta vittima di bullismo digitale. Intorno a lei, un pubblico attento di giovani ascoltava parole cariche di peso emotivo, mentre Harry, seduto in prima fila, osservava con sguardo partecipe. I due duchi, in Australia per un tour non ufficiale, hanno scelto di affrontare temi delicati come la salute mentale e la public trust , collaborando con l’organizzazione Batyr, specializzata in supporto psicologico per i giovani.
Harry, a sua volta, ha parlato del lutto come di un’esperienza che «ti disorienta a qualsiasi età». In un discorso all’InterEdge Summit di Melbourne, ha descritto il dolore come qualcosa che non scompare, soprattutto quando vissuto nell’ombra di una constant surveillance . «Senza uno scopo», ha aggiunto, «può distruggerti». Un racconto autobiografico che ha rinnovato l’attenzione sul suo percorso di personal healing , mentre il pubblico rispondeva con lunghi applausi. Il principe ha elogiato il governo australiano per il divieto di social ai minori di 16 anni, definendolo un atto di leadership e responsabilità.
Parallelamente, il tour ha anche una dimensione commerciale ben precisa. Ogni outfit indossato da Meghan — dal trench da 599 dollari alle scarpe da 298 — è in vendita su OneOff, descritto come lo «Spotify della moda». Un modello di influencer economy che trasforma ogni apparizione in un evento di brand visibility . La maglietta con la scritta «Mama», disegnata dalla sua migliore amica, è ora un prodotto in preordine. Critiche non mancano: alcuni politici australiani hanno messo in dubbio la natura «privata» del finanziamento, vista l’implicazione delle forze dell’ordine nella public security .
Nonostante le polemiche, il messaggio dei Sussex resta chiaro: vogliono essere ascoltati come voce fuori dal palazzo, ma anche come coppia imprenditoriale. Il viaggio in Australia non è solo un gesto di symbolic support alle cause sociali, ma un’opportunità per costruire un nuovo public identity . Tra discorsi sul dolore, passeggiate in parchi aborigeni e post su Instagram, la linea tra attivismo e personal brand diventa sempre più sottile. E il pubblico, diviso tra empatia e scetticismo, continua a guardare.
Capisco il suo dolore, ma ogni suo passo è anche un marketing move mosso di marketing. Difficile non notarlo.
Harry parla di lutto e sorveglianza, eppure ora cercano più public attention attenzione pubblica che mai. Ironia?
Quella maglietta con 'Mama' mi ha colpito. È un gesto intimo che poi diventa un product launch lancio di prodotto. Che mondo.
I social basati sulla crudeltà? Sì. Ma anche loro ora usano la stessa emotional appeal appello emotivo per vendere.
Il fatto che la polizia spenda risorse per loro, anche se pagano il resto, mi lascia un bad taste cattivo sapore.
Sopravvivere all’odio è forte. Ma chiedersi perché sono ancora così al centro del media circus circo mediatico è legittimo.