Dalla nuova ‘Mummia’ al primo Stephen King, tra due film francesi più sobri
Tra new release cinematografiche, spicca the horror firmato Lee Cronin: La Mummia, prodotta dalla celebre BlumHouse, nota per saghe come Insidious e Paranormal Activity. Questa volta, in collaborazione con Warner Bros., il franchise ripensa il mito della ancient mummy , distaccandosi dal classico ciclo di Universal. L’ambientazione al Cairo, il rapimento di una bambina e il suo ritrovamento otto anni dopo, trasformata in un’adolescente inquietante, creano un dark atmosphere che gioca con la family trauma e la possessione soprannaturale.
Il film mescola gore e un’ironia sottotraccia, grazie anche alla potente interpretazione di Veronica Falcón, che incarna una nonna messicana devota e minacciosa. Le scene forti non risparmiano lo spettatore, rompendo ogni illusione di peaceful viewing . Cronin riesce a rinnovare un tema classico unendolo al modern fear del rapimento e della perdita d’identità, costruendo una maledizione ereditaria che si diffonde come una silent threat . Il tentativo di differenziarsi dal franchise originale potrebbe rivelarsi un bold move dal punto di vista commerciale.
In netto contrasto, Nino, opera prima di Pauline Loquès, offre un cinema intimo e realista. Il ventottenne parigino Nino scopre di avere un tumore alla gola, e da quel momento ogni istante della sua vita diventa un precious moment . Il film esplora con delicatezza i legami affettivi, la nostalgia per il "prima", e la forza del human connection . Distribuito in Italia da Minerva e Filmclub, il film ha già raccolto importanti riconoscimenti: il premio come Migliore Attore Rivelazione a Cannes, due César 2025, e il Gran Premio della Giuria a Roma, confermandosi come un small gem del cinema d’autore.
Sempre dalla Francia arriva La più piccola, il terzo film di Hafsia Herzi, che racconta il difficile coming of age di Fatima, ragazza francese di origine tunisina in conflitto con la propria sexual identity e la famiglia musulmana. Il film alterna momenti di daily life a incontri clandestini tramite app, esplorando con onestà le contraddizioni tra appartenenza e libertà. Presentato a Cannes, ha vinto la Queer Palm e due premi ai César 2026, consolidando la giovane attrice Nadia Melliti come rivelazione. In Italia, ha ottenuto il premio Miglior Regia al Bif&st, confermando il suo emotional impact .
Chiude il trio The Long Walk, adattamento del romanzo distopico scritto da Stephen King sotto pseudonimo nel 1979. Ambientato in un’America dittatoriale, segue cento ragazzi costretti a una marcia in cui solo il vincitore sopravvivrà. Il protagonista, interpretato da Cooper Hoffman, incarna una quiet courage mentre affronta un sistema crudele. Il film, carico di tensione, riesuma una brutal metaphor della competizione sociale, richiamando temi di survival ed egoismo collettivo. Con Mark Hamill nei panni del Maggiore implacabile, il film unisce tensione narrativa e profondità psicologica, diventando un modern fable sui limiti dell’umanità.
Il gore non mi spaventa, ma una storia che tocca il family trauma dramma familiare mi segna molto di più. Curioso di vedere Cronin fuori dai soliti schemi.
Nino sembra il tipico film che ti lascia un deep impact peso nel cuore ma anche una scintilla di speranza. I premi a Cannes e ai César non mentono mai.
The Long Walk ha tutta l’aria di essere un dark reflection riflesso oscuro della realtà. Con survival sopravvivenza e dittatura… non ci vuole molto a pensare a Squid Game.
La più piccola mi ha colpita per il emotional honesty coraggio emotivo. Raccontare l’omosessualità in una famiglia musulmana con tanta delicatezza è un rare achievement risultato raro.
BlumHouse + mummia? Sembra un risky mix mix rischioso, ma se riescono a creare un new myth mito nuovo senza sfruttare il franchise di Universal, potrebbe funzionare.
Tre film, tre mondi diversi. Ma tutti parlano di inner struggle lotta interiore. Forse è questo il vero modern theme tema del momento.