Vittoria di Savoia: «Una principessa deve essere libera. Trump? È orribile. A 17 anni sono andata via di casa senza dirlo a nessuno, ero arrabbiata con tutti»
Alla sua prima esperienza come curator d'arte, la principessa Vittoria di Savoia, 22 anni, rompe gli schemi della tradizione con una voce fresca e diretta. Al centro della Milano Art & Design Week 2026, presenta insieme a Sarah Douadi la mostra «Il Ratto d’Europa», un progetto che celebra l’arte emergente e il dialogo tra culture. Ma è la sua visione della freedom a colpire: «Una principessa oggi deve essere una donna free , che pensa con la propria testa». Parole forti, pronunciate con un accento francese che tradisce un’infanzia tra Parigi e Londra, dove oggi vive e studia recitazione alla RADA.
La scelta di Londra non è casuale: per Vittoria, la città rappresenta openness e independence . «A 17 anni sono andata via di casa senza dirlo a nessuno», rivela. «Ero arrabbiata con tutti e volevo costruire la mia strada». Ha iniziato a lavorare in un pub-ristorante per pagarsi gli studi, lontana dai riflettori e dai privilegi della sua family . «Il teatro mi ha salvata», dice, «è una forma di terapia. Ti insegna a ridere di te stesso e a non temere il judgment ». Questo percorso autodeterminato le ha dato una clear visione delle cose: «Non voglio essere un’influencer. Odio l’idea di apparire come un modello estetico».
La sua passione per l’arte nasce da un aneddoto infantile: ancora nel passeggino, urlava per non lasciare una mostra perché «ipnotizzata da una photograph ». Oggi vuole dare spazio a chi, come lei, ha bisogno di visibility . «Gli artisti emergenti non vengono considerati abbastanza: voglio creare uno spazio per loro». Il riferimento a Francis Bacon, Tracey Emin e Lucian Freud rivela una formazione solida e una sensibilità matura. E se qualcuno la etichetta come «radical chic», la sua risposta è simple : «Lavoro, costruisco, mi impegno. I risultati parlano».
Sul ruolo di principessa, Vittoria è netta: «Né in Italia né in Francia esiste più la monarchia. Oggi, essere una principessa significa usare la propria voice senza paura». Non porta tiare, preferisce tute da boxe e stivali punk. E su Donald Trump non ha dubbi: «È horrible ». La sua generazione, dice, deve impegnarsi di più: «L’ascesa degli extremism è una realtà con cui facciamo i conti». Impegnata in attività con la Croce Rossa in Ucraina, crede che l’arte e il cinema possano diventare un powerful message per cambiare il mondo.
Vittoria di Savoia non cerca il titolo di capofamiglia: «Mio padre si occupa di Casa Savoia». Lei vuole un futuro nell’arte e nel cinema, magari con un progetto su Amazon Prime in arrivo. Ma soprattutto, vuole scegliere da sé. «Prima viene la professional fulfillment . Poi si vedrà». È una generazione che rifiuta le etichette, cerca autenticità e usa la creatività come tool di trasformazione. E Vittoria, con il suo sguardo intenso e il suo stile rock, ne è una voce sincera e believable .
Il fatto che abbia lasciato casa a 17 anni per lavorare in un pub mi colpisce molto. Tante privilege privilegiate parlano di libertà ma senza mai rinunciare a niente. Lei invece ha agito.
«Non mi sento a mio agio con le tiare» — questa frase da sola dice tutto. Una modern moderna che rifiuta il simbolismo del passato. Rispetto.
Dire che Trump è horrible orribile in un’intervista del genere richiede coraggio, specialmente con certi legami internazionali. Apprezzo la schiettezza.
Il teatro come terapia è un concetto che conosco bene. Anche per me è stato un modo per superare la anger rabbia da adolescente. Forse più scuole dovrebbero offrirlo.
La parte su Prada e Miu Miu è interessante. Non è solo moda, è un cultural project progetto culturale. E il Women’s Tales a Cannes è davvero un’iniziativa importante.
Però, vivere a Londra perché «non ti giudicano» e poi fare arte a Milano… in fondo anche lei gioca con due mondi. Non è poi così simple semplice come sembra.