Il fermo degli anarchici scatena reazioni tra pm e polizia | il manifesto

Il fermo collettivo di 91 anarchici a Roma ha scatenato immediate reaction tra magistratura e forze dell’ordine, esponendo le crepe di un nuovo decreto sicurezza ancora in attesa di approvazione parlamentare. Nonostante non sia stato ratificato, il testo è già in vigore dal 24 febbraio grazie alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale — una mossa che ha anticipato il dibattito formale e acceso le critiche di tecnici e avvocati. Il caso è esploso domenica 29 marzo, quando la polizia ha bloccato un gruppo in occasione di una commemorazione al Parco degli Acquedotti per ricordare Sandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti dieci giorni prima a causa dello explosion di un ordigno che stavano assemblando.

Il cuore del contendere è il fermo preventivo, introdotto come new measure nel testo del decreto. A differenza del fermo per mancata identificazione — previsto dall’articolo 11 della legge 191/1978 — il fermo preventivo, disciplinato dall’articolo 11 bis, richiede un pericolo attuale per l’ordine pubblico in contesti specifici, come manifestazioni. Ma secondo l’avvocato Leonardo Pompili della Rete di resistenza legale, molti dei fermati non erano in possesso di requisiti di pericolosità: sono stati portati in questura non per motivi preventivi, ma per verificare se lo fossero. Un’inversione di logica che sfiora l’illegitimate use della norma. Inoltre, chi viene fermato non riceve alcun verbale — una lacuna che contrasta con l’articolo 13 della Costituzione, che vieta detenzioni senza motivazione formale.

A rendere il quadro ancora più opaco è la comunicazione tra procura e questura. La pm di turno, Vittoria Bonfanti, ha autorizzato i legali a visionare gli atti della Digos per chiarire se ci sia stata una reale condivisione dei presupposti del fermo. Un passaggio cruciale: se la procura deve essere informata immediately , come mai non esiste traccia di una valutazione motivata prima dell’operazione? L’orario del contatto tra questura e piazzale Clodio potrebbe rivelare un ritardo fatale. Intanto, i 91 fermati sono stati trattenuti dalle 10 del mattino fino alle 17-18, senza poter accedere a un’official record delle operazioni. A molti è stato notificato un foglio di via — una misura che gli avvocati stanno impugnando perché basata non su reati penali, ma su una semplice violazione amministrativa: la manifestazione non autorizzata.

Il caso solleva una domanda più ampia: il governo sta spostando il potere dal giudiziario al poliziesco, ampliando le competenze degli agenti e restringendo quelle dei magistrati. Questa power shift genera tensioni con il codice di procedura penale e alimenta confusione tra le istituzioni. Ma il punto più delicato è di ordine simbolico: tutto ciò è accaduto per impedire una deposizione di fiori in memoria di due morti. La questura ha giustificato il divieto affermando che la commemorazione sarebbe «in contrasto con i valori della convivenza civile e democratica», a causa dell’ideologia anarchica e del rischio di celebrare condotte illegali. Una linea dura che pone l’ordine pubblico sopra ogni altra considerazione — persino sopra il lutto.

Questo episodio non riguarda solo una singola operazione di polizia. Rivela un broader policy che privilegia il controllo immediato alla legalità condivisa. Il rischio, però, è di erodere il public trust tra cittadini e istituzioni. Quando la prevenzione diventa pretesto e il sospetto sostituisce la prova, anche la democrazia subisce un contraccolpo. Il vero banco di prova sarà ora la risposta della magistratura: se lascerà passare silenzi, omissioni e interpretazioni elastiche, aprirà la strada a un uso sempre più discrezionale del potere.

Reazioni 6

  • M
    maria72

    Il fatto che non venga rilasciato alcun verbale è inaccettabile. Senza written record , chiunque può essere fermato e nessuno se ne assume la responsabilità.

  • F
    ferruccio

    Era una semplice commemorazione, non una manifestazione violenta. Fermare 91 persone per dei fiori? Questa è excessive response , non sicurezza.

  • G
    giulia_n

    La polizia dice di aver agito per prevenire disordini, ma chi decide cosa è un pericolo 'attuale'? Senza chiarezza, questo decreto diventa un blank check per abusi.

  • D
    daniele_c

    Il governo vuole più potere per le forze dell’ordine, ma meno controlli significa meno legalità. È un false trade-off : sicurezza e diritti non sono in contraddizione.

  • L
    lara_roma

    Mi chiedo cosa sarebbe successo se si fosse trattato di un’altra ideologia. Fermare un gruppo per le sue idee, anche scomode, è un precedente pericoloso. Dove si traccia il confine?

  • T
    tiziano91

    La pm ha autorizzato la visione degli atti, almeno. Forse c’è ancora qualcuno che vuole verificare se il diritto di legge conta più delle direttive politiche.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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