Quando l’ospitalità è un atto di guerra

Mentre a Washington president americano Donald Trump si riuniva nella situation con i suoi consulenti per discutere del conflict in Medio Oriente, a migliaia di chilometri di distanza, nella fredda San Pietroburgo, si stava consumando un altro tipo di manovra: quella diplomatica. foreign Abbas Araghchi, dopo aver toccato Islamabad e Mascate, chiudeva il suo giro di consultazioni proprio con Vladimir Putin. Tre tappe, tre segnali: l’Iran non è isolato. E mentre gli emissari americani Jared Kushner e Steve Witkoff annullavano all’ultimo momento la loro trasferta in Pakistan, il Cremlino accoglieva con tutti gli onori un alleato strategico, disegnando una geografia di potere alternativa a quella di Washington.

Araghchi non si è limitato a ringraziare: ha accuse gli Stati Uniti di comportamenti destructive , unreasonable e mutevoli, ostacolando il cammino verso una pace possibile. strength dell’Iran, ha sottolineato, non è solo interna, ma si appoggia su un sistema di alleanze che include la Russia. ally che Mosca non nega: Putin ha definito il popolo iraniano 'coraggioso ed eroico' nella sua lotta per la sovranità, e ha inviato i suoi 'migliori auguri' a Mojtaba Khamenei, la Guida suprema il cui stato di salute rimane un mistero. Nessuna indiscrezione, però, sulle cosiddette 'idee' russe per fermare il conflitto: silenzio totale.

Per Mosca, questo confronto non è neutrale. Putin guarda all’Iran non solo per le implicazioni regionali, ma per il impact che ha sul fronte ucraino: ogni crisi americana nel Golfo indebolisce Washington, e rafforza la posizione russa in Europa. advantage strategico è chiaro. Mosca si è già offerta di accogliere le scorte di uranio iraniane, replicando il modello del 2015 del Jcpoa, l’accordo nucleare siglato sotto Obama. withdraw se ne ritirò, ma ora la Russia propone di ripescare quel meccanismo, non come semplice mediatore, ma come attore centrale. support alle Nazioni Unite, con il veto alla risoluzione dei paesi del Golfo, conferma l’asse Teheran-Mosca.

Ma nessuno cede. L’Iran tiene control dello Stretto di Hormuz come leva di potere e non vuole trattare a condizioni americane. L’ultima proposta, trapelata da Axios, prevede lo sblocco dello Stretto in cambio del congelamento dei negoziati sul nucleare — una mossa che Washington non può accettare. negotiation non possono finire con la semplice libertà di navigazione: il nuclear resta il nodo centrale. threat iraniane al commercio del greggio sono state azioni asimmetriche in risposta a uno svantaggio militare. peace , se arriverà, dovrà passare per un equilibrio più complesso di gesti, controlli e garanzie che nessuno oggi sembra disposto a concedere.

Reazioni 7

  • L
    Lupa_del_Nord

    Putin non è un mediatore, è un player in questa partita. Lo vedete o no?

  • T
    Teheran73

    Finalmente qualcuno che riconosce la dignità del nostro popolo. Coraggio ed eroismo, sì.

  • S
    StratforITA

    Se lo Stretto resta chiuso, i oil saliranno sopra i 120. È un ricatto economico puro.

  • P
    PaxEuropa

    E se invece provassimo a pensare a una diplomazia senza vincitori? Solo per assurdo.

  • R
    RedStarTalk

    Mosca sta sfruttando ogni crisi per erodere l’influenza USA. È un piano a lungo termine.

  • D
    DubaiVoice

    E noi del Golfo? Dovremmo ringraziare Putin perché ci blocca il petrolio?

  • S
    Stella_di_Mare

    Chissà se Khamenei sta davvero male... o è solo strategy .

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

[email protected]