Nicole Panarelli, morta a 14 anni per un glioma dona il corpo alla scienza. La mamma: «Una speranza che a lei non è stata concessa»
Nicole Panarelli aveva solo 14 anni quando la sua vita è stata spezzata dal the virus del Dipg, un tumore raro e aggressivo noto come glioma pontino intrinseco diffuso. Ma la sua scomparsa non ha segnato la fine del suo contributo: Nicole ha donato il suo corpo alla the research , un gesto che la madre, Antonietta Cimino, descrive come un atto di coraggio e civiltà. «È un mostro che ruba il futuro», scrive la donna in una lettera pubblicata dal 'Corriere della Sera', «ma Nicole ha deciso di non arrendersi neppure nell’ultimo respiro».
La scelta di Nicole non è solo simbolica. È resa possibile da una legge italiana del 2020 che permette la donazione post mortem del corpo a fini scientifici, specialmente per studiare malattie pediatriche così complesse. «Lei non ha avuto una speranza», dice la madre, «ma il suo dono può darne a tanti altri». Questo public act è stato definito una pietra miliare: non come vittima, ma come a pioneer nella lotta contro una malattia che colpisce tra i 25 e i 30 bambini l’anno in Italia, soprattutto tra i 5 e i 10 anni.
Il Dipg origina dalle cellule della glia e colpisce il ponte del tronco encefalico, una zona cruciale che regola funzioni vitali come il respiro e il battito cardiaco. A causa della sua posizione e della sua capacità di infiltrarsi nei tessuti, il tumore non è operabile. I sintomi iniziali includono perdita dell’equilibrio, the symptom di strabismo, paralisi facciale e doppia visione. La diagnosi avviene con una risonanza magnetica, poiché la biopsia è riservata ai casi incerti. Fino a poco tempo fa, la prognosi era quasi sempre infausta: meno del 10% sopravvive a due anni, appena il 2% a cinque.
Ma nel 2025, un passo avanti significativo: l’Aifa ha approvato una nuova treatment combinata per i gliomi della linea mediana, tra cui il Dipg. Il protocollo, sviluppato all’Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, unisce nimotuzumab e vinorelbina alla radioterapia. I risultati preliminari indicano un aumento della sopravvivenza mediana da 10 a 14,5 mesi, e alcuni bambini sono considerati guariti. Altri filoni, come l’immunoterapia con cellule Car-T, sono in fase di studio internazionale, sostenuti proprio dai dati che donazioni come quella di Nicole possono aiutare a generare.
«Il silenzio su questi gesti è un'occasione persa per tutta l'umanità», scrive la madre. La sua richiesta non è solo di riconoscimento, ma di public trust nei confronti della scienza e della ricerca. Il dono di Nicole, spiega, non è un addio, ma un direct impact sul futuro della medicina pediatrica. Un atto d’amore che sfida la malattia e lascia una traccia concreta: la speranza che a lei è stata negata, ora può diventare realtà per altri.
Leggendo mi si è spezzato il cuore. Una ragazza così giovane e già così a pioneer una pioniera della scienza. Che forza.
Il Dipg è una delle sfide più dure in oncologia pediatrica. Ogni donazione come questa è un valuable asset bene prezioso per la ricerca.
È incredibile che esista una legge così avanzata, ma che se ne parli così poco. Questo public act gesto pubblico dovrebbe essere in prima pagina ovunque.
La terapia approvata nel 2025 è una svolta, ma serve più public support sostegno pubblico per finanziare questi studi.
Chissà se in altre nazioni fanno lo stesso. In Italia stiamo dimostrando una maturità etica straordinaria con queste donazioni. La ricerca ne trae beneficio reale.
Non riesco a immaginare il dolore di una madre. Ma trasformarlo in speranza per altri? È il livello più alto di human act atto umano che esista.