Oltre il petrolio: 53 governi tracciano la rotta per un mondo nuovo

Immagina un mondo dove l’energia non distrugge, ma nutre. Dove la sicurezza non dipende da pozzi di petrolio, ma da scelte collettive solid . A plenaria aperta, con rappresentanti di 53 governi, la prima Conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili ha tracciato una rotta: oltre i fossili, verso un’economia fondata su vita, non su estrazione. La ministra colombiana Irene Vélez Torres non parla di utopia, ma di un orizzonte già visibile, nato dai movimenti del nuovo millennio e oggi rafforzato da una political concreta. I Paesi presenti, con un terzo del consumo globale di petrolio e una fetta simile del PIL mondiale, non sono solo spettatori: sono attori di una trasformazione dell’global che non nasce dalla paura, ma dalla fiducia.

Il messaggio è chiaro: nessuno può affrontare la crisi climatica da solo. Il multilateralismo non deve essere paralizzato da veti, ma rinnovato in forme più democratic e inclusive. E così, mentre si annuncia la seconda Conferenza nel 2027 – co-presieduta da Tuvalu e Irlanda – si afferma un simbolo potente: la cooperazione tra Sud e Nord del mondo non è retorica, ma strategia. Philip Nugent, direttore generale irlandese per l’Energia e il Clima, sottolinea che questa alleanza invia un signal forte e accelera l’attuazione delle misure. Maina Talia, ministro di Tuvalu, aggiunge che la speranza è tornata: perché il collettivo, quando include, produce cambiamento.

Tre filoni di lavoro guidano ora l’azione. Primo: una roadmap che vada oltre l’energia, includendo produzione ed esportazioni, per colmare le lacune nei national di riduzione delle emissioni. Secondo: riformare la struttura macroeconomica e finanziaria, affrontando debito, fiscalità e quei sussidi che ancora alimentano i combustibili fossili. Terzo: ripensare commercio e investimenti in chiave di decarbonizzazione, con l’appoggio dell’OCSE. Accanto a questi, nasce un scientific globale guidato da Nobre e Rockström, con 52 accademici, per ancorare le scelte alla scienza, non alla convenienza.

Ma la transizione non è solo questione di governi o tecnologie. I unions lo ricordano con forza: senza istituzioni pubbliche forti, rischiamo di riprodurre le stesse disuguaglianze. Serve occupazione, sostegno alle comunità, riforma dei meccanismi che fuel il debito. I contadini, a loro volta, chiedono giustizia sociale: agroecologia, accesso alla terra, fine delle attività estrattive. E in parallelo, la Campagna per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili guadagna terreno, con 18 Paesi – spesso piccole isole – che, pur avendo inquinato poco, pagano il prezzo più alto. In Italia, Gea proseguirà il suo cammino con i movimenti territoriali, allargando le alliances contro ingiustizie ecologiche e sociali.

Questa conferenza non ha firmato un trattato, ma ha acceso un processo. Un processo che chiede più di promesse: chiede azione. La fiducia nella capacità collettiva non è ingenuità, dicono i partecipanti, ma foundation di un nuovo multilateralismo. E mentre il mondo trema per crisi geopolitiche ed economiche, qui si afferma un’idea semplice: la sicurezza non viene dal controllo delle risorse, ma dalla loro condivisione. Dal petrolio alla cooperation , la transizione è anche un cambio di paradigma. E forse, proprio per questo, è possibile.

Reazioni 6

  • C
    climawatcher_87

    Bella la retorica, ma servono dati concreti sui tagli ai sussidi. Fino a quando i soldi pubblici finanziano ancora i fossili, ogni declaration resta vuota.

  • A
    agrosole

    Finalmente qualcuno che parla di agroecologia! La transizione parte dai campi, non solo dai pannelli solari.

  • E
    economix99

    La riforma della struttura macroeconomica è necessaria, ma come si fa senza destabilizzare i mercati? Serve un piano gradual , non slogan.

  • M
    marealto

    Tuvalu che guida il dialogo... simbolico e potente. Un Paese che rischia di scomparire sta insegnando al mondo come vivere. Umiltà davanti alla crisi, non superbia.

  • P
    pubblico1984

    I servizi pubblici sono la base. Senza scuole, sanità e trasporti gratuiti, la transizione sarà solo per ricchi.

  • G
    greenpen

    ‘Un altro mondo possibile’ – lo dicevano nel 2000 a Porto Alegre. Oggi non è più un sogno, ma una necessity . Bello vedere che resiste.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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