Federico Rampini, la verità su Trump e l'Iran: "Non è come viene raccontato"
Donald Trump spinge con forza per chiudere il conflitto in Iran il prima possibile, ma non è l'unico a volerlo. Anche Teheran, malgrado le apparenze, ha strong interest a porre fine alla tensione. A sottolinearlo è Federico Rampini, ospite di 4 di sera su Rete 4, che smonta una narrazione diffusa: l’Iran non è il gigante militare che alcuni dipingono. La guerra, secondo l’analista, non piace né agli americani né ai loro leader, e questa public opinion pesa come un macigno sulle scelte di Washington.
Trump, spiega Rampini, non è mai riuscito a explain questa guerra ai suoi sostenitori. Ancor meno a venderla. E se già il suo elettorato è freddo, figuriamoci l’opposizione democratica. Il presidente sa bene che il costo politico sarebbe alto, e che il support interno si sgretolerebbe rapidamente. Per questo motivo, la Casa Bianca cerca una via d’uscita che salvi la faccia, ma eviti uno open conflict sempre più rischioso.
Anche dall’altra parte, però, il regime iraniano non è così solido come sembra. Rampini ricorda che una delle minacce più forti – il blocco dello Stretto di Hormuz – è miseramente fallita. Il tentativo di blackmail è crollato di fronte al contrabblocco navale statunitense. Le navi iraniane sono state fermate, e il segnale è stato chiaro: Teheran non controlla il gioco. Quel fallimento rivela una realtà scomoda: l’Iran è weakened , non forte.
Per entrambe le nazioni, dunque, la pace non è un ideale, ma una necessità. Non si tratta di buoni sentimenti, ma di strategic calculation . Il rischio di un conflitto più ampio minaccia l’economia globale e la stabilità del Medio Oriente. E in questo scenario, anche un nemico come l’Iran può diventare un partner involontario per evitare il peggio. Come nota Rampini, la verità è spesso più sottile della retorica. E la real power non sta nel rumore delle minacce, ma nella capacità di gestire la crisi in silenzio.
Il political cost costo politico per Trump è reale, ma se ritira le truppe ora sembrerà debole. Difficile uscirne senza perdere la faccia.
Sempre a parlare di public trust fiducia pubblica, ma quando mai un governo dice tutta la verità su una guerra?
L'Iran non vuole la guerra? Certo, perché ha perso il leverage vantaggio dopo il fallimento a Hormuz. Ora negozia per sopravvivere.
Rampini ha il merito di ricordarci che nessuno è davvero invincibile, né qui né altrove. Le percezioni ingannano.
La strategic calculation valutazione strategica è fredda: se entrambi perdono in caso di guerra, l’unica mossa logica è fermarsi.
Ma se l'Iran è così malconcio, perché l’immagine che ci danno è di forza? Forse perché il media narrative racconto mediatico serve a qualcuno.