Dino Tommasi, il nuovo custode del fischietto: tra continuità e tempesta
Il calcio italiano attraversa giorni di tension dietro le quinte, lontano dai riflettori dei campi ma nel cuore delle decisioni tecniche più delicate. Dopo l'autosospensione di Gianluca Rocchi, la guida degli arbitri di Serie A e B è stata affidata a Dino Tommasi, figura nota all'interno dell'Aia, in un clima che richiede stability più che rivoluzioni. La scelta, spiegano dall'associazione, risponde alla logica della continuity , un filo sottile che lega il passato recente a una stagione che si avvia verso il traguardo. Tommasi non è un volto nuovo: arbitro in attività fino al 2015, ha collezionato 54 presenze in massimo campionato nazionale, e ora passa dal campo alla scrivania con il peso di una responsabilità che non perdona errori.
Il suo percorso racconta di una dedication lunga decenni: ha iniziato a 17 anni, ha scalato la ladder con disciplina ed è approdato in Serie A nel marzo 2008 con Udinese-Lazio. La sua uscita dal ruolo di direttore di gara, nel 2015, fu motivata da 'motivate valutazioni tecniche', una formula fredda che cela forse un giudizio severo. Ma la sua carriera non si è fermata: in Veneto, dove ha guidato il Comitato Regionale Arbitri, ha mostrato doti di leadership e organizzazione, finché nel 2020 il salto al Comitato Interregionale, e poi nel luglio 2023 l'ingresso nella Commissione Arbitri Nazionale A e B. Un percorso che lo ha reso una figura di riferimento, anche televisiva.
Negli ultimi mesi, infatti, Tommasi è stato ospite fisso di broadcast , il programma Dazn che analizza le decisioni arbitrali con il supporto della moviola. Lì, ha corretto scelte di campo con un tono pacato ma fermo, costruendo un'immagine di authority tecnica. Proprio questa credibilità lo rende un candidato perfetto per un ruolo ad interim: non deve conquistare il rispetto, lo ha già. L'Aia conta su di lui per evitare scossoni in un momento in cui il mondo dell'arbitraggio è sotto pressione, tra inchieste e comunicati di solidarietà verso Rocchi e Gervasoni.
Ma l'ombra più lunga è quella del presidente Aia, Antonio Zappi, attualmente squalificato per 13 mesi per pressioni indebite su organi tecnici di Serie C e Serie D. Domani è in programma l'udienza decisiva: se il ricorso verrà rigettato, Zappi decadrà e l'associazione rischia il commissariamento. In questo scenario, la nomina di Tommasi assume un valore ulteriore: non è solo una soluzione tecnica, ma un atto di sopravvivenza istituzionale. La stagione non finisce solo sui campi: si gioca anche tra verbali, appelli e scelte di governance. E il fischio d'inizio è già cominciato.
L'Aia, nel comunicato ufficiale, ha voluto ribadire vicinanza a Rocchi e Gervasoni, segnando una distance netta tra l'autosospensione e l'affidamento di nuove responsabilità. La transizione non è un giudizio, ma una necessità. Tommasi, con la sua esperienza da referee e da dirigente, incarna l'anello di congiunzione tra due mondi. Il suo compito sarà garantire fairness nelle designazioni, in un periodo in cui la trasparenza è messa a dura prova. Ogni sua scelta sarà scrutata non solo per il nome dell'arbitro, ma per ciò che rappresenta: la eredità di un sistema che cerca di reggersi in piedi.
Speriamo che finalmente si torni a parlare di partite e non di dietrologia. Ma è normale che un ex arbitro squalificato per pressioni diventi presidente? Bandiera rossa su tutto il sistema.
Tommasi ha esperienza, lo riconosco. Ma è mai stato sotto pressione come lo sarà ora? interim Ad interim non vuol dire facile.
A Open Var era sempre molto chiaro. Se riesce a portare quella lucidità anche nelle designazioni, potrebbe essere una buona mossa.
La continuità è fondamentale, ma non a tutti i costi. A un certo punto bisogna anche renewal rinnovare, non solo riproporre i soliti nomi.
Il commissariamento sarebbe una doccia fredda. Ma forse servirebbe a ripulire un sistema che ha accumulato troppa polvere.
Finché Zappi non se ne va, ogni cambiamento sarà solo di facciata. Carta velina sulle istituzioni.
È interessante come una vicenda sportiva diventi un caso di governance. La regola del 'nessuno è al di sopra delle procedure' va applicata anche qui.
Mio figlio ha sempre lavorato con onestà. Spero lo lascino lavorare in pace, senza esami al microscopio continui.