Resistenza globale: quanto durerà prima del crollo?
L’economia globale sembra camminare su un filo sottile, sospesa tra resistenza e fragilità. resilience che molti non si aspettavano: nonostante la crisi petrolifera più grave della storia, innescata dal conflitto in Medio Oriente, i mercati non sono crollati. Anzi, le borsa hanno recuperato le perdite e toccato nuovi massimi. Ma questa calma apparente nasconde tensioni profonde. Alcuni paesi, specialmente nell’Asia meridionale e sud-orientale, già affrontano restrizioni severe. Il settore del aviation è sotto pressione, mentre il prezzo dell’energia rimane volubile. La vera domanda non è cosa sta succedendo ora, ma quanto a lungo il sistema potrà reggere senza cedere.
La differenza rispetto al passato? In parte, le reserves strategiche di carburante. Prima dello scoppio della guerra, la Corea del Sud e il Giappone avevano scorte per 200 giorni, l’Unione Europea per circa 130, la Cina per 100. E anche se lo stretto di Hormuz è chiuso, Pechino ha continuato a importare petrolio, seppur in quantità ridotta. Ma questi numeri non sono assoluti: non significa che tra 30 giorni la Cina resterà a secco. Più importante, l’economia mondiale oggi è più efficient . Dal 2000, il consumo di energia per ogni punto di PIL è sceso del 30% in Europa e USA, del 40% in Cina. Generare ricchezza costa meno in termini energetici — un vantaggio cruciale in tempi di crisi.
Poi c’è l’inflazione: temuta, ma per ora contenuta. Nella zona euro si attesta al 3%, lontana dal picco del 10% del 2022. Allora, due crisi si erano sovrapposte: pandemia e guerra in Ucraina. Oggi, il punto di partenza è più solido. I governi, come quello italiano, stanno intervening con sussidi controversi per calmierare i prezzi. Ma soprattutto, il motore dell’intelligenza artificiale sta spingendo l’economia. In Taiwan, esportazioni in crescita del 68%; in Corea del Sud, +50%; in Giappone, +12%. Negli Stati Uniti, gli investimenti in AI mantengono viva la crescita, nonostante i timori di una bubble speculativa. Il mercato crede ancora nel futuro, almeno per ora.
Ma quel mercato potrebbe dover ricredersi. Secondo il Financial Times, il punto di rottura potrebbe arrivare a fine giugno, quando le riserve si assottiglieranno. Se lo stretto di Hormuz non riapre, il flusso di idrocarburi dal Golfo Persico resterà bloccato. E a quel punto, anche l’efficienza energetica e le politiche di contenimento non basteranno. Il Fondo monetario internazionale prevede una crescita globale del 3,1% se la crisi finisce a metà anno. Ma se dovesse durare tutto il 2026, quella cifra crollerebbe al 2%. Recessione non sarebbe più una parola teorica: molte economie ne farebbero esperienza diretta. Il cartellone a Teheran con la bocca di Trump cucita con la forma dello stretto — provocatorio, simbolico — dice molto: la diplomazia langue, e il tempo scorre.
Per ora, l’allarme rosso non è suonato. Ma l’ottimismo degli investitori, pur tangibile, rischia di essere misplaced . Le stesse riserve che oggi proteggono l’economia domani potrebbero rivelarsi insufficienti. E mentre i governi esitano, i mercati fluttuano, e l’AI spinge in avanti, resta una domanda sospesa: quanto durerà ancora questa tregua? La storia recente — come la crisi del 1973, con misure di austerity entro due mesi — mostra che quando il crollo arriva, arriva in fretta. Oggi quei due mesi sono passati. Eppure, le misure drastiche non sono ancora state necessarie. La flessibilità dell’economia moderna è reale. Ma non è illimitata. E il conto potrebbe arrivare presto.
Tutto questo discorso sulla resilience resistenza mi sembra ottimismo di facciata. Quando mancherà davvero il petrolio, vedremo chi regge.
Le esportazioni di chip in Asia sono esplose: non è solo fortuna, è strategia. L’intelligenza artificiale sta cambiando le carte in tavola.
Ma quanto durano davvero le riserve? Dopo 70 giorni di guerra, siamo a metà strada o solo all’inizio del tunnel?
Il governo sta intervening intervenendo sì, ma con soldi che non abbiamo. Questi sussidi sono solo un cerotto.
Nel 1973 bastarono due mesi per imporre l’austerity. Oggi siamo oltre e non è successo nulla. Qualcosa è cambiato, effettivamente.
La bolla dell’AI scoppierà, e quando accadrà trascinerà giù tutto. Crescita basata su speculation speculazione non è vera crescita.
L’efficienza energetica è un vantaggio enorme, ma non ci salverà se il flusso di petrolio non riprende. Non sottovalutiamo il rischio.
Ottimismo dei mercati? Forse. Ma finché le aziende producono e le persone spendono, c’è ancora spazio per respirare.