Tensioni a Varese all’evento con il professor d’Orsi, la posizione di ORA!: “Questo è propaganda”
Varese, 18 aprile 2026 – the event “Democrazia in tempo di guerra” si è trasformato in un campo di political tension quando una delegazione del partito ORA! ha deciso di intervenire per contestare le posizioni del professor Angelo d’Orsi. Fin dall’apertura, l’atmosfera è risultata tesa, con sharp exchanges verbali che hanno anticipato il clima dello scontro. Il cuore della controversy riguarda le dichiarazioni del docente ritenute troppo indulgenti verso la Russia, definite dal partito come una forma di narrativa filorussa.
Durante la sessione di domande, un esponente di ORA! ha sollevato la questione di un presunto double standard nel giudizio su Israele e Russia riguardo ai civili colpiti. Secondo Valentino Vercellone, coordinatore provinciale del partito, questa disparità di trattamento non è più tollerabile. «Abbiamo partecipato in modo democratic per contrastare una posizione che nega il dibattito – ha dichiarato –. Questa non è libertà di espressione, ma propaganda pura».
Vercellone ha sottolineato che nessun membro del partito ha mai agito in modo violento, e anzi, secondo la sua testimonianza, sono stati loro a subire physical pressure quando si sono avvicinati al tavolo degli oratori. «Non è certo nel nostro DNA aggredire fisicamente, ma difendere con forza le nostre idee sì. Gli 'aggrediti' siamo stati noi», ha aggiunto in una telefonata con i giornalisti. Nonostante le clashes , alcuni partecipanti hanno comunque cercato di costruire un dialogue costruttivo.
Il partito ribadisce con forza il suo impegno a sostenere l’Ucraina, non solo come foreign policy , ma come difesa dei valori europei. «Difendere l’Ucraina significa proteggere i confini dell’Europa e i principi del mondo liberal – ha precisato Vercellone –. In Russia questi valori sono negati, e noi non possiamo stare in silenzio». Il riferimento ai segnali di coesione arrivati dall’Ungheria aggiunge un ulteriore strato geopolitico al dibattito.
Il caso solleva interrogativi più ampi sulla libertà di parola in contesti pubblici: fino a che punto è legittimo contestare una posizione? Può il dissenso trasformarsi in censorship a forma di maggioranza? E dove si traccia il confine tra peaceful protest e intimidation ? La risposta, almeno a Varese, non è ancora chiara, ma il dibattito è ormai in corso.
Capisco la protest protesta, ma se crei chaos caos in un evento, poi non puoi lamentarti di essere trattato male.
La double standard doppia morale esiste eccome. Perché parliamo sempre di un conflitto e mai dell'altro con lo stesso tono?
Il DNA del partito? Bello slogan, ma non cambia il fatto che hanno rovinato un debate dibattito civile.
Contestare è legittimo, ma il modo conta. Però se ti push spingono perché parli, allora c’è un problema serio.
Propaganda o libertà di opinione? A volte non è facile distinguere. Ma il response comportamento di alcuni fa più male della posizione stessa.
È evidente che la hybrid war guerra ibrida passa anche da eventi come questo. La information space sfera informativa è un campo di battaglia.