Il M5S chiede di riaprire al gas russo dopo le parole di Descalzi (Eni): “Fermare i costi e salvare le imprese”

Le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, hanno riacceso il dibattito europeo sul the energy e sulla sostenibilità delle scelte post-invasione russa dell'Ucraina. Ma il contesto è cambiato radicalmente: oltre alla crisi iniziale, ora pesano le tensioni in Asia sud-occidentale e il conflitto in Iran, che hanno rimesso al centro lo Stretto di Hormuz. Questo corridoio strategico vede transitare circa un quinto del petrolio globale e una quota significativa di gas liquefatto. Ogni tensione qui non è un rischio astratto, ma un fattore che colpisce direttamente prices e la stabilità dei mercati.

In questo scenario, la security degli approvvigionamenti è diventata una questione quotidiana, non più solo strategica. Descalzi ha sottolineato che the cost dell'energia resta un grave svantaggio per l'industria europea. Secondo lui, sarà inevitabile una riflessione più pragmatica sulle forniture, specialmente in vista del 2027. Queste parole hanno fatto da apripista a una nuova mossa del M5S, che ora rilancia con forza un tema controverso: il ritorno parziale al gas russo come strumento per contain costs e alleviare la pressione sulle imprese.

Chiara Appendino, esponente del Movimento 5 Stelle, ha ripreso il ragionamento di Descalzi e lo ha affiancato a quello del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Entrambi insistono sulla necessità di fermare l'emorragia dei costi energetici. Appendino sostiene che una posizione un tempo vista come ideologica ora trova fondamento nelle analisi industriali. Prima del conflitto, il prezzo era intorno ai 28 euro al megawattora; oggi siamo a 160. Questo salto ha minato la competitiveness delle aziende italiane, esposte a mercati dove l'energia costa molto meno.

L'Europa si è impegnata a eliminare la dipendenza dal gas russo entro il 2027, e l'Italia, con il governo Meloni, ha sostenuto questa linea. Ma c'è uno scarto crescente tra politica e realtà: una parte del gas russo continua ad arrivare, soprattutto come GNL o attraverso rotte indirette. Questa discrepanza mostra quanto sia difficile rompere legami materiali in tempi brevi. Intanto, le tensioni nel Golfo Persico e la riduzione delle esportazioni stanno squeezing supply internazionale, mentre la domanda resta alta.

Il risultato è un mercato più volatile, dove ogni nuova crisi si trasforma in un nuovo price spike . La pressione sulle imprese è reale, e il dibattito tra coerenza geopolitica e sopravvivenza economica diventa sempre più urgente. Il M5S punta a sfruttare questa fessura, chiedendo una policy shift basata non sull'ideologia, ma su dati industriali e di mercato. La domanda è chiara: quanto vale la coerenza se costa la tenuta del sistema produttivo?

Reazioni 6

  • R
    Roma73

    Capisco la the concern delle imprese, ma riaprire al gas russo dopo quanto successo? Non possiamo farci dettare l'agenda dai prezzi di oggi.

  • E
    EcoGino

    Il political cost di questa mossa sarebbe altissimo. Il M5S sembra dimenticare da dove viene.

  • L
    LiguriaFree

    A Genova lo sanno bene: senza energia a prezzi sostenibili, the industry muore. Questa non è ideologia, è sopravvivenza.

  • S
    SaraT

    Descalzi parla da imprenditore, non da politico. Il suo warning va ascoltato, ma non significa che la soluzione sia riaprire a Putin.

  • M
    MarcoP

    Intanto il public trust nel governo scende. Promesse di transizione e bollette alle stelle: chi ci guadagna?

  • A
    AnnaB

    Il the reality è che non possiamo permetterci di ignorare nessuna opzione. Ma dobbiamo farlo con gli occhi aperti, non con la nostalgia del gas facile.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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