Telegram sotto assedio: quando la censura incontra la realtà
Il primo aprile non è stato uno scherzo per milioni di russi: la deadline fissata dalla Roskomnadzor per bloccare Telegram ha acceso una miccia lungamente in bilico. L’app di messaggistica, con i suoi quasi cento milioni di utenti, è diventata un simbolo di resistenza in un paese dove il internet sovrano – il cosiddetto Runet – avanza a passi decisi. Dietro questa transizione c’è un disegno politico ben chiaro: dopo aver censurato Facebook, Instagram e YouTube, il Cremlino punta a sostituire le piattaforme globali con “Max”, una super app ispirata a WeChat e sotto stretto controllo statale. Ma gli utenti non seguono il copione: in numero crescente, ricorrono alle virtual (VPN), trasformando un atto tecnico in un gesto di quotidiana disobbedienza.
L’uso delle VPN, secondo i sondaggi, supera ormai il 40 per cento della popolazione: un dato che non è sfuggito al ministero per lo sviluppo digitale. Il ministro Maksut Shadayev ha annunciato un giro di vite, minacciando multe per chi consulta materiale definito “estremista”. Il governo sta stringendo la morsa, anche dopo il trasferimento della supervisione del Runet direttamente ai servizi segreti (FSB). Ma il blocco di Telegram, interrotto per quasi tre settimane a marzo, ha innescato una risposta inaspettata: proteste di piazza, slogan gridati in città come Voronezh, e un video di una giovane che chiede semplicemente il diritto di scaricare un libro è diventato viral . “Perché dovrei usare una VPN solo per guardare un film educativo?”, grida. Una domanda che riecheggia in molti appartamenti russi, dove digital sembra sempre più un ostacolo alla vita normale.
Il malcontento non si ferma ai cittadini comuni: anche i sostenitori del regime mostrano il fiato corto. Il propagandista Vladimir Solovev, voce nota dei media statali, ha lamentato il calo dei suoi iscritti, sottolineando che gran parte della comunicazione tra le truppe in Ucraina avviene proprio tramite Telegram. “Non abbiamo ricevuto un’alternativa”, ha detto, un’ammissione rara da un fedelissimo del Cremlino. Altri blogger filogovernativi temono di perdere uno strumento essenziale per diffondere messaggi di propaganda. Il paradosso è evidente: lo stesso strumento usato per sostenere la guerra rischia di essere tagliato fuori dal sistema che lo controlla. Un irony che mette in crisi anche i pilastri dell’apparato mediatico statale.
Ma la battaglia per Telegram non è solo ideologica: è profondamente economic . Le interruzioni di connessione colpiscono duramente le piccole e medie imprese, con perdite stimate fino a 5 miliardi di rubli solo a Mosca in cinque giorni. Gli imprenditori denunciano difficoltà nel gestire pagamenti, prenotazioni, comunicazioni. Il ritorno a strumenti analogici – walkie-talkie, mappe cartacee, lettori MP3 – racconta una nazione che arretra tecnologicamente. Secondo Kommersant, la disponibilità di Telegram senza VPN è crollata al 5 per cento, un record . E mentre il governo insiste sulle “necessarie” restrizioni, i cittadini reagiscono con forme creative di protesta: come la proposta di Yekaterina Duntsova di fare rumore alle 20:00 in segno di ribellione silenziosa. Il silenzio non è più un’opzione.
Vladimir Putin, pur riconoscendo di dover “prestare attenzione” alle proteste, ha delegato alle forze dell’ordine il compito di “tutelare gli interessi vitali dei cittadini” – una frase ambigua che lascia intendere ben poco. Il portavoce Peskov ha chiarito che le restrizioni resteranno finché necessario, come se la censura fosse una misura temporanea e non un pilastro del sistema. Ma la resistenza, silenziosa o rumorosa che sia, continua. In un paese dove ogni apertura di finestra può diventare un atto politico, la libertà di comunicazione non è più solo una richiesta: è una necessità quotidiana. E ogni messaggio inviato via Telegram, anche con una VPN, è un piccolo atto di resistenza.
Il fatto che perfino i propagandisti siano contrari mostra quanto questa censura sia controproducente.
E pensare che WeChat in Cina funziona (quasi) per tutti. Ma qui non c’è la stessa efficienza, solo controllo.
Una super app controllata dallo stato? Sembra più un sistema di sorveglianza che un servizio.
La protesta delle pentole alle 20:00 mi ricorda i movimenti del Sud America. La gente trova sempre un modo per farsi sentire.
Senza Telegram, come faccio a coordinare la mia squadra? Il governo non capisce l’impact impatto sul lavoro reale.
Quando la censura colpisce l’economia, anche i potenti iniziano ad ascoltare. Prima o poi.
Usare una VPN per guardare un documentario… questa è la nuova normalità. Assurdo.