Il manifesto di Palantir: quando l’Ia detta legge al posto dei politici
C’è qualcosa di profondamente inquietante nel tono di un manifesto che non è ancora uscito, ma che già detta l’agenda di un futuro governato dall’intelligenza artificiale. Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, ha diffuso in anticipo i 22 punti del suo libro The Technological Republic, un testo che non propone semplici riforme, ma una trasformazione radicale del rapporto tra tecnologia, potere e guerra. L’idea centrale? Che la moral non appartiene più ai politici, ma agli ingegneri. Che il dovere di difendere la nazione non spetta solo ai soldati, ma anche ai creatori di software. E che l’epoca della deterrenza nucleare sta morendo per lasciare spazio a una nuova era: quella della deterrenza algoritmica. Il messaggio è chiaro, e non è neutrale.
Palantir, società fondata nel 2004 e nota per il suo lavoro con le agenzie di intelligence, ha costruito la sua reputazione su dati: grandi, complessi, segreti. Il suo nome deriva dalla fantasy di Tolkien – il palantír è una sfera che vede nel tempo e nello spazio – ma la sua realtà è ben concreta. Il software dell’azienda è oggi impiegato in operazioni militari, compresa la guerra in Iran, dove aiuta a identificare e colpire targets con precisione spietata. Secondo fonti non confermate, sarebbe stato cruciale per individuare Osama bin Laden e smantellare reti di spionaggio come GhostNet. Ma ora, con il manifesto di Karp, non si tratta più solo di strumenti: si tratta di una vision del mondo in cui la tecnologia non serve a sostenere la democrazia, ma a sostituirla.
Il manifesto parla di debiti morali della Silicon Valley verso gli Stati Uniti, di elite tecniche chiamate al servizio nazionale, e persino del ripristino della leva obbligatoria. Uno dei punti più controversi riguarda Germania e Giappone: secondo Karp, la loro neutralizzazione dopo la Seconda guerra mondiale dovrebbe essere annullata. E l’Europa, scrive, paga un high prezzo per l’‘eccesso di correzione’ tedesco. C’è anche spazio per attacchi culturali: la ‘tentazione superficiale di un pluralismo vacuo’, afferma, ci sta portando fuori strada. E ancora: analizzare la politica dal punto di vista psicologico è un errore. Il messaggio è che la complessità umana – dibattiti, empatia, dubbi – rallenta la efficiency del potere. Meglio un algoritmo che decide in fretta, piuttosto che un parlamento che discute all’infinito.
Pochi giorni dopo la pubblicazione dei 22 punti, il dibattito è esploso. Il Washington Post ha definito il libro una “chiamata alle armi per i tech bros”. Su social, utenti hanno reagito con sarcasmo e orrore: “È come Project 2025 scritto da Terminator”, ha commentato uno. Un altro ha dichiarato che Palantir va considerata “nemica della società moderna”. Karp, definito dai critici il ‘super criminale’, non risponde direttamente. Ma il silenzio è parte della strategia: il manifesto non cerca consenso, cerca impatto. Non chiede permesso. Annunciando i punti in anticipo, con un semplice 'Ce lo avete chiesto in molti', Palantir non lancia un libro: lancia un’era.
Un mondo senza dibattito, con algoritmi che decidono chi vive e chi muore... non è progresso, è distopia pura.
Palantir ha aiutato a fermare attacchi terroristici. A volte la security sicurezza viene prima della libertà.
E se l’IA decidesse che la politica estera migliore è un attacco preventivo? Chi ferma il algoritmo?
‘Debito morale’ verso gli Stati Uniti? E gli altri paesi, secondo Karp, non contano niente?
La tecnologia non è neutrale. Ma non può neanche governare. La politica non si esternalizza.
Il fatto che parli di Germania e Giappone mi sembra una provocation provocazione calcolata, non un’analisi seria.