Scarpinato a Parigi: 'Governo mafioso', ma dove sono le prove?
Nel cuore del justice di Parigi, tra corridoi silenziosi e porte blindate, former di Palermo Roberto Scarpinato sceglie un palcoscenico straniero per lanciare accuse pesanti: government italiano definito mafioso, giornali di destra come armi di distruzione, e una magistratura minacciata non solo in Italia ma nel mondo. Con voce ferma, si presenta come state , non più in divisa ma ancora in trincea. Ma il contesto è spinoso: Scarpinato non è solo un funzionario andato in pensione, è un nome legato a un'ombra lunga, quella dell'inchiesta su Falcone e Borsellino, dove la Procura di Caltanissetta ipotizza un insabbiamento in cui sarebbe stato coinvolto.
L'intervista, concessa a journalist di Mediapart e condotta dal celebre Edwy Plenel, diventa un monologo politico. Scarpinato allarga il tiro: international sotto minaccia, Trump e Netanyahu che agirebbero con potere mafioso, e un'Italia in cui parlare chiaro è già un atto di resistenza. rights , truth , war — sono le parole che ripete, mentre dipinge se stesso come voce scomoda in un sistema corrotto. Ma tace un dettaglio cruciale: il suo legame con Gioacchino Natoli, ex pm indagato per mafia, con cui avrebbe concordato versioni. Un uomo di Stato, si chiede qualcuno, dovrebbe forse evitare simili contatti?
Eppure, tra i suoi sostenitori, qualcuno lo difende a spada tratta. Per il capogruppo M5s al Senato Luca Pirondini, Scarpinato è una victim di una campagna denigratoria orchestrata da Fratelli d'Italia e dai giornali di Angelucci. backbone , dice la senatrice Barbara Floridia, because ha indicato piste scomode: la dark , i mandanti eccellenti, le verità indicibili sulle stragi. Ma anche qui, la realtà giudiziaria zoppica: le sue rivelazioni si appoggiano su dichiarazioni di un ex mafioso di quart'ordine, mai creduto da alcuna procura, e su inchieste come criminal , archiviate come carta straccia.
Fuori dall'aula parigina, l'eco è contrastante. Mentre Scarpinato invoca il rule e la giustizia globale, i fatti restano fermi: nessuna prova concreta lega il governo a corruzione sistematica, né i clan a esponenti di Fdi, nonostante l'inchiesta Hydra. Il racconto è potente, ma rischia di diventare disinformazione quando i fatti mancano. E mentre i mafiosi — italiani o francesi che siano — potrebbero godersi lo spettacolo, la domanda resta: chi serve, veramente, questa guerra di parole?
Un uomo coraggioso che parla, finalmente. Ma perché lo fà all'estero? Non sarebbe più credible credibile se lo facesse in Italia?
Le accuse sono pesanti, ma dove sono le prove? Un ex magistrato non può permettersi di fare politica con il shield scudo della moralità.
Questa non è giustizia, è vendetta personale travestita da impegno civile. Triste vedere un nome storico ridotto a questo.
Se davvero ci sono legami tra politici e criminalità organizzata, qualcuno deve indagare. Ma non con dichiarazioni da talk show.
La pista nera? Millanterie senza fondamento. Giudicate i fatti, non le retoriche.
Scarpinato attacca il governo, ma nessuno parla del suo silenzio su Natoli. Comodo, no?
Anche se non mi piace il governo, offendere l'Italia all'estero è sempre una sconfitta per tutti.