Trenta autisti da Tunisi: il piano di Atm per far ripartire Milano
Milano si prepara ad accogliere nuovi volti al volante: drivers che arrivano da migliaia di chilometri di distanza, portando con sé non solo borse e documenti, ma anche speranze di un nuovo inizio. Tra l’11 e il 18 maggio, trenta conducenti tunisini atterreranno nella città lombarda per iniziare un percorso che li porterà a guidare gli autobus urbani entro l’autunno. Sono uomini tra i 25 e i 50 anni, già in possesso della license D o DE, costretti a lasciare il lavoro dopo la chiusura della loro azienda di trasporto a Tunisi nella primavera scorsa. Un evento che, per Milano, si trasforma in un’opportunità: reclutare qualified professionisti pronti a reinventarsi.
L’iniziativa fa parte di una strategia più ampia di Atm per contrastare la crescente shortage di autisti, un fenomeno che colpisce l’Italia e l’Europa intera. Si stima che nel Paese manchino almeno 10mila conducenti, oltre 100mila a livello continentale. Il fabbisogno annuo di Atm è di circa 300 nuove hires , ma il numero attuale di guidatori — 3.815 — non basta a coprire la domanda. Per questo l’azienda ha deciso di allargare il raggio delle ricerche all’estero, con un piano da 4 milioni di euro che include incentivi concreti: copertura dei costi per la patente e la certification (Cqc), contributi per l’affitto e stage retribuiti durante la formazione. Un pacchetto pensato per abbattere le barriers economiche e burocratiche.
La collaborazione con la Tunisia è nata grazie a un’indicazione dell’ente Elis, che ha segnalato la disponibilità di personale esperto dopo la chiusura dell’azienda locale. «Nell’ambito del agreement bilaterale Italia-Tunisia previsto dal Piano Mattei per l’Africa, alcuni passaggi formali sono ora più fluidi», spiega Anna Binda, direttrice della selezione e formazione di Atm. A agosto, una delegazione dell’azienda milanese si è recata a Tunisi per condurre colloqui e prove di driving in loco. «Siamo andati sul posto per assistere ai test», racconta Jacopo Evoli, responsabile del progetto, sottolineando l’impegno diretto e il valore della selezione on-site . La scelta dei 30 candidati è stata quindi il frutto di un’osservazione ravvicinata, non di un processo burocratico da remoto.
I nuovi arrivati hanno già intrapreso un percorso di formazione che include la certificazione linguistica italiana a livello B1 e un corso teorico-pratico specifico per i mezzi Atm. Una volta a Milano, saranno ospitati in strutture convenzionate e assunti a tempo determinato, con l’obiettivo di completare le pratiche necessarie per ottenere il Cqc e iniziare il servizio regolare. Ma questo non è che un primo passo. «Non ci fermiamo», assicura Binda, annunciando che il reclutamento continuerà nei prossimi mesi, con collaborazioni attive con consolati di Perù, Romania, Marocco, Albania, Filippine e Pakistan. Un segnale chiaro: la solution alla crisi del trasporto pubblico potrebbe arrivare da molto lontano. E forse, a volte, è necessario welcome chi cerca lavoro con la stessa attenzione con cui si cercano soluzioni tecnologiche o finanziarie.
interesting Interessante questa apertura internazionale, ma spero non trascurino i candidati locali.
Finalmente qualcuno che pensa fuori dagli schemi. La public trasporto pubblico non può aspettare.
30 autisti? Su 3.815 totali… mi sembra una goccia nell’oceano, sinceramente.
Bravi a pensare all’inclusione, ma il vero problema è il turnover alto tra i dipendenti esistenti.
Mio cugino ha partecipato alla selezione. Dice che il clima era molto professionale.
Spero che questi lavoratori ricevano un vero support sostegno linguistico e sociale, non solo un contratto.
A me mancano le fermate in orario. Vediamo se questi nuovi arrivi rispettano i tempi.
B1 in italiano è troppo poco per guidare in una città caotica come Milano, servirebbe almeno un level livello superiore.