Le malattie sono ovunque: la crisi sanitaria catastrofica a Gaza si sta aggravando

A Gaza, the situation sanitaria è precipitata in un abisso che va oltre ogni precedente emergenza. I funzionari locali e le organizzazioni umanitarie avvertono: la crisi non è solo grave, ma catastrophic . Le restrizioni israeliane agli aiuti, la carenza estrema di medicinali e il collasso delle strutture sanitarie stanno trasformando ogni malattia in una potenziale condanna a morte. Nei 1.000 campi profughi disseminati lungo la Striscia, 1,2 milioni di palestinesi sopravvivono in condizioni disumane, senza acqua potabile, servizi igienici adeguati né protezione dalle malattie.

Secondo il Ministero della Salute palestinese, più della metà dei farmaci essenziali sono completely depleted . Il 71% dei materiali per esami di laboratorio e oltre la metà dei dispositivi medici monouso non sono più disponibili. Questo significa niente garze, niente surgical tools sterili, né guanti o disinfettanti. A Gaza City, un operatore sanitario è stato costretto a tagliare bende riciclate all’ospedale Al-Ahli Arab, dove le scorte si sono ridotte a quasi zero. «Non abbiamo più nulla», spiega un medico anonimo. «Operiamo con basic supplies , a volte senza anestesia totale».

L’anestesista dell’ospedale Al-Shifa racconta di interventi eseguiti usando solo ketamina, l’unica opzione disponibile. Interventi complessi come quelli al cuore o al cervello sono cessati del tutto. «Molti pazienti muoiono in attesa», dice. Oltre 18.500 persone sono registrate per l’evacuazione medica all’estero, ma pochissime riescono a partire. Nel frattempo, i valichi chiave come Kissufim ed Erez restano chiusi, e quelli aperti – Kerem Shalom, Zikim e Rafah – operano a ritmi insufficienti. Anche quando i camion entrano, il 30% viene respinto per motivi burocratici, spesso per un solo articolo ritenuto dual-use .

La carenza riguarda anche i settori più specifici: Marah Shamali, una dentista volontaria, denuncia la mancanza di materiali per trattamenti canalari. «Respinti casi d’emergenza per forti dolori», dice. «Estraiamo i denti permanenti perché non possiamo permetterci il restauro». I bambini soffrono infezioni orali avanzate, con rischi anche per la vita. Intanto, il deterioramento delle condizioni igieniche ha causato un’esplosione di malattie trasmesse da acqua, cibo e insetti. L’OMS segnala oltre 1,9 milioni di casi di infezioni respiratorie acute nei primi due mesi del 2026. La scabbia e i pidocchi colpiscono migliaia, con kit igienici e trattamenti quasi introvabili.

«Le malattie sono ovunque», dice Faraj, un uomo di 32 anni nel campo di Jabalya. «Viviamo in mezzo a macerie, rifiuti e acque reflue. Le tende sono affollate, i bagni in comune». Una valutazione dell’Ocha indica che l’80% dei campi profughi ha problemi gravi di parassiti e roditori. Medici Senza Frontiere, tra le 37 organizzazioni umanitarie bloccate da Israele, riferisce di ritardi fino a un mese nelle consegne. «Le procedure sono imprevedibili», spiega un operatore. «Un singolo rifiuto e il camion torna indietro. È un systematic barrier all’aiuto umanitario».

La riapertura parziale dei valichi dopo il cessate il fuoco con l’Iran non ha portato sollievo reale. «Nonostante le riaperture, non è abbastanza», dice Sharqiya, una giovane di Gaza City il cui padre diabetico non trova insulina. Il sistema sanitario è entirely exhausted , e il mondo guarda altrove. Mentre Gaza sprofonda in una crisi che viola i più elementari diritti umani, la speranza di un cambiamento resta legata all’apertura effettiva dei confini e alla fine di un blocco che, per molti, equivale a una sentenza collettiva.

Reazioni 6

  • M
    Marco72

    Leggo e non posso credere. Come si fa a bloccare medical supplies in una zona dove la gente muore di infezioni? Questo non è controllo, è punizione collettiva.

  • S
    SaraG

    La parte sui bambini che perdono i denti permanenti per mancanza di cure... mi ha spezzato il cuore. È una generazione perduta. Il costo umano è incalcolabile.

  • D
    Daniele_F

    Eppure ogni tanto sento dire che "i camion entrano". Sì, entrano il 70%, ma il 30% viene rispedito! È un bureaucratic blockade ben organizzato, non un problema logistico.

  • A
    AlessiaM

    Mi chiedo quanto tempo ancora ci vorrà prima che qualcuno intervenga davvero. Intanto, il silenzio internazionale è assordante. public pressure deve aumentare.

  • L
    Luca_TN

    Non si può parlare di pace mentre si distrugge un sistema sanitario. Questa non è guerra, è annientamento lento. Il rischio è che non si torni indietro.

  • N
    NoemiR

    Una domanda diretta: chi firma i decreti che classificano un ventilatore come dual-use ? Sono serio. Chi li giustifica? Perché nessuno li sfida in tribunale?

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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