Warsh e Fed: "Non sarò il burattino di Trump"
Kevin Warsh, in audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato, ha respinto con forza l'accusa di essere un puppet del presidente Donald Trump: «Non sarò mai il burattinaio di nessuno», ha dichiarato, rispondendo direttamente alla senatrice Elizabeth Warren. Il futuro della Federal Reserve è in gioco, con una nomina che potrebbe spostare l'asse della monetary policy in un momento delicato per l’economia americana.
Il Senato deve ancora votare sulla sua conferma al posto di Jerome Powell, ma le pressioni politiche sono già evidenti. Warsh ha lodato l'idea di una Fed più reform-oriented , capace di «fare una vera differenza per il popolo americano». Ha criticato il modo in cui i funzionari attuali anticipano le decisioni sui tassi d’interesse, definendolo counterproductive , e ha promesso riunioni più aperte, «senza copioni già preparati», per favorire un robust debate .
La tensione è salita con Warren, che ha messo in dubbio la sua independence e chiesto conto di oltre 100 milioni di dollari in asset non dettagliati. Warsh ha invocato obblighi di riservatezza, indicando solo i fondi privati coinvolti e affermando di aver collaborato con l’Ufficio per l’Etica governativa per dismettere alcune partecipazioni. I democratici chiedono maggiore transparency , minacciando di bloccare la nomina. Nulla è emerso su eventuali legami indiretti con Trump, interessi cinesi o veicoli finanziari legati a Jeffrey Epstein.
Non tutti i repubblicani sono allineati: il senatore Thom Tillis del North Carolina ha annunciato di non votare subito, non per critiche al profilo di Warsh — già governatore della Fed dal 2006 al 2011 — ma a causa di un contenzioso sui costi della reconstruction della sede centrale. Con una maggioranza risicata, anche un solo voto contrario in commissione può jeopardize la conferma.
L’eventuale arrivo di Warsh avverrebbe in un contesto complesso: le tensioni in Medio Oriente hanno fatto salire i prices interni, e le elezioni di metà mandato si avvicinano. Trump vuole un cambio di rotta netto, con tassi più bassi e una politica più allineata alla Casa Bianca. La Fed, però, non è un braccio esecutivo. «L’indipendenza richiede coraggio», ha ricordato Warren. E il coraggio, in politica, è sempre una merce rara.
Se la Fed perde independence indipendenza, è finita. Non possiamo avere politici che decidono i tassi per vincere le elezioni.
100 milioni di asset non dettagliati? Questa non è transparency trasparenza, è nebbia fitta. Come facciamo a fidarci?
Warsh ha ragione sul debate dibattito interno più aperto. Troppi vertici della Fed sembrano copioni già scritti.
Trump vuole un taglio dei tassi a tutti i costi. Ma se l’inflazione torna a salire, pagheremo tutti il prezzo.
Tillis che frena non per Warsh, ma per la reconstruction ristrutturazione? Sembra una scusa. La politica è piena di pretesti.
L’indipendenza della banca centrale non è un dettaglio tecnico. È la base della public trust fiducia pubblica nell’economia.
Cosa succede se un candidato così vicino alla Casa Bianca diventa governatore della Fed? È un conflitto di interessi in piena regola?