Lombardia, motore dell’export: l’accordo che vuole cambiare il gioco
Milano non è solo la capitale economica d’Italia — è il engine dell’export nazionale. Con 167 miliardi di euro nel 2025 e una quota del 26% sul totale delle esportazioni italiane, la Lombardia guida la corsa sui mercati esteri con una forza che poche nazioni europee possono eguagliare. Oggi, 30 aprile 2026, in un clima di collaborazione istituzionale raro quanto necessario, quattro giganti — Cdp, Simest, Sace e Regione Lombardia — hanno stretto un agreement per trasformare questa potenza in un sistema coordinato, capace di spingere le aziende oltreconfine con strumenti integrati, non più frammentati. Il luogo? La sede istituzionale di Regione Lombardia, a margine di un convegno dal nome evocativo: 'Lombardy meets Samarkand'.
L’obiettivo è chiaro: costruire un ponte tra le imprese lombarde e i mercati strategici del mondo, attraverso eventi promozionali, missioni internazionali e un affiancamento operativo diretto. Ma la vera innovazione sta nella condivisione degli strumenti: finanza agevolata, garanzie, coperture assicurative e addirittura interventi in partecipazione al capitale. Cdp porta competenze per le Pmi, Simest finanzia transizioni ecologiche e digitali, Sace protegge dai rischi internazionali. Insieme, formano il 'Sistema Italia' all’estero, quel complesso di supporto pubblico che, quando funziona, diventa un’arma di competitività globale. information e best practice viaggeranno ora in modo strutturato tra i partner, con un monitoraggio congiunto che potrebbe aprire a operazioni ancora più integrate.
I settori trainanti — meccanica, moda, chimica-farmaceutica e agroalimentare — non sono solo eccellenze, ma veri e propri champion del Made in Italy. Ed è qui che la Lombardia si distingue: non esporta solo beni, ma catene produttive complete, filiere ad alto valore aggiunto che si insediano all’estero con credibilità. Il presidente di Simest, Vittorio de Pedys, ha ricordato che in uno scenario globale sempre più complesso, iniziative come questa consolidano la presenza delle aziende italiane. E Guglielmo Picchi, presidente di Sace, ha sottolineato il valore di un supporto integrated , vicino ai territori, capace di valorizzare l’intero sistema produttivo. Fare sistema, non singole azioni.
Questo protocollo non nasce dal nulla. Si inserisce nel Programma Fers 2021-2027 e nel Piano di Sviluppo Sostenibile della XII Legislatura, entrambi incentrati sull’internazionalizzazione come priorità strutturale. Ma è anche coerente con il più ampio Piano d’Azione per l’Export Italiano, lanciato dal Ministero degli Affari Esteri nel dicembre 2025, che punta a integrare gli strumenti pubblici per colpire i mercati con maggiore growth . Il messaggio è chiaro: l’Italia non può più permettersi silos. Serve una strategia comune. E la Lombardia, ancora una volta, fa da apripista. Il mondo non aspetta — e nemmeno le pmi che sognano di diventare global player. Ora hanno un support più solido, un network che trasforma l’ambizione in progetto. Il futuro dell’export è fatto di alleanze, non di singole vittorie.
Finalmente qualcosa di concreto. Le mie small business piccole imprese aspettano da anni un sostegno vero all’estero.
Bella iniziativa, ma ci sono già stati accordi simili. Vediamo se stavolta arriva davvero il supporto operativo.
L’equity pubblica è una mossa intelligente. Dare soldi non basta, serve partecipazione diretta per spingere l’internazionalizzazione.
167 miliardi sono tanti, ma il 26% significa che il resto d’Italia deve correre. Serve un piano nazionale, non solo regionale. national Nazionale, per favore.
Bene l’attenzione alla transizione ecologica. Sarebbe un peccato perdere quell’obiettivo nel rush all’export.
Fare sistema è una bella frase, ma i burocrati sanno lavorare insieme? Il vero test è l’efficienza, non i comunicati.
Samarcanda? Interessante. Ma spero che non si fermi ai mercati simbolici. I numeri contano più dei nomi dei convegni. numbers Numeri veri, per favore.