Il voto che sfida il potere: chi governerà Leonardo?
Nell’aria di una shareholder che si preannuncia tesa, il potere si incrocia con la governance in un teatro finanziario tutto italiano: Leonardo, colosso dell’aerospazio e della difesa, sta per rinnovare il suo board , ma non tutti i voti pesano allo stesso modo. Mentre il ministry spinge per confermare la propria agenda con una lista di candidati allineati al governo, un attore silenzioso ma influente – Iss Governance, il principale advisor proxy del Paese – ribalta le aspettative. La sua raccomandazione? Sostenere la lista presentata dai fund gestori aderenti ad Assogestioni, una coalizione di investitori istituzionali che, pur minoritari nel capitale, puntano a un controllo più saldo sul management.
La mossa non è solo tattica: è un segnale forte sul ruolo degli investor in un'azienda strategica come Leonardo, dove lo Stato detiene oltre il 30% del capitale. Iss Governance sottolinea che, in un sistema a due liste con voto bloccato, appoggiare quella dei fondi è la scelta che meglio garantisce rappresentanza e controllo. La lista di minoranza, composta interamente da candidati independent , include nomi come Dominique Levy, Roberto Diacetti, Elena Grifoni e Maurizio Tucci – profili tecnici, non legati alla politica di governo. Un chiaro invito a separare governo da gestione.
Sul fronte opposto, la lista della majority del Mef porta avanti Lorenzo Mariani come candidato al ruolo di nuovo ceo e Francesco Soro, direttore generale dell’economia del Mef, come amministratore. Ma proprio Mariani è stato rejected da Iss, che ne mette in dubbio l’efficacia come simbolo di equilibrio. Eppure, non tutto va perduto per il ministero: sulla carica di president , Iss consiglia di votare a favore di Francesco Macrì, candidato proprio della lista governativa. Un paradosso che rivela la complessità del gioco: si può criticare il vertice operativo, ma sostenere il simbolo istituzionale.
Questo voto, in programma il 7 maggio, non riguarda solo nomi su una scheda. È una battaglia sul modello di corporate italiano: Stato industriale o impresa moderna con controlli indipendenti? La raccomandazione di Iss Governance sembra tracciare una linea: anche nelle aziende strategiche, il controllo deve prevalere sulla logica della nomina politica. E mentre i fondi chiedono trasparenza, il mercato osserva se l’Italia è pronta a lasciare che gli interest degli azionisti contino più degli equilibri di palazzo.
Interessante che boccino Mariani ma appoggino Macrì. Forse un tentativo di bilanciare stakeholder interesse pubblico e governance?
Finalmente un segnale che gli azionisti minori non sono solo comparse. Il voto del 7 maggio potrebbe cambiare le carte in tavola.
Ma chi pensa davvero che un proxy advisor possa influenzare una partita così politica? Il Mef ha il 30%, i conti non tornano.
La vera domanda è: possiamo fidarci di una independent lista indipendente se i fondi che la propongono hanno interessi opposti tra loro?
Vedo troppo ottimismo. Lo Stato non molla il controllo su Leonardo così facilmente, anche se Iss dice il contrario.
È un passo avanti. Anche piccolo, ma importante per la trasparenza nelle aziende pubbliche.