La fine del sogno saudita: quando lo sport smette di brillare al petrodollaro

La rain di petrodollari che ha inondato lo sport globale rischia di trasformarsi in una leggera drizzle . Per anni, il Public Investment Fund (Pif) di Riad ha spalancato i rubinetti del denaro, iniettando oltre quattro miliardi di euro in appena quattro anni per scuotere il mondo del golf con la Liv, una lega nata nel 2022 come sfida diretta al circuito tradizionale. Ma ora, dopo il announcement di un brusco passo indietro, il sogno di un golf rivoluzionato sembra sgretolarsi come sabbia nel deserto. La nuova strategia fino al 2030 punta tutto su investment interni, con l’obiettivo di massimizzare i ritorni finanziari e tagliare le spese esterne.

Il segnale più chiaro arriva dal golf, ma l’effetto domino potrebbe colpire molto più lontano. Il Pif ha già venduto il 70% della partecipazione nell’football saudita, lasciando l’Al Hilal in mano a nuovi soci, nonostante l’allenatore Simone Inzaghi. Anche il tennis, la Formula 1 e il boxing rischiano tagli, nonostante il prezzo del petrolio abbia superato i 100 dollari grazie alle tensioni in Medio Oriente. Paradossalmente, una guerra che ha gonfiato le entrate non basta a giustificare spese così ampie: troppi i fronts aperti, troppe le promesse da mantenere.

Tra queste, ci sono la Coppa del Mondo Fifa 2034 e l’Expo 2030-2031 a Riad, impegni titanici che richiedono risorse enormi. E proprio mentre il regno cancella i Giochi asiatici invernali del 2029 — un evento che avrebbe dovuto svolgersi nel resort montano di Neom, parte del sogno futurista nel deserto — cresce il dubbio che lo sport internazionale stia perdendo il suo più generoso mecenate. Il governor del Pif, Yasir Al-Rumayyan, ha assicurato che il Newcastle United resterà sotto la loro ala protettiva, ma il futuro a medio termine è tutto da scrivere.

Nel frattempo, la Liv Golf naviga in acque tempestose. Con perdite vicine al miliardo di euro dalla nascita e quasi 400 milioni bruciati solo nel 2024, la lega cerca di riposizionarsi con un nuovo Cda e una strategia aziendale riveduta. Ma senza i petrodollari, sarà difficile convincere sponsor a coprire premi da 25 milioni di dollari o a sostenere franchigie ispirate allo model americano, un’idea che si è rivelata un flop. I giocatori che avevano abbandonato il Pga Tour per il denaro facile, come champions Bryson DeChambeau e Jon Rahm, ora rischiano di restare esclusi dai circuiti storici, pagando a caro prezzo il loro tradimento.

È la fine di un’era di spese folli, dove il calcio, il golf e il pugilato sembravano mercati secondari rispetto a un disegno geopolitico più ampio. Ora, con il strategy 2030 che impone rigore, lo sport globale dovrà chiedersi: chi riempirà il vuoto lasciato da Riad? E quegli stadi, quei campi, quei ring che brillavano sotto i riflettori del petrodollaro, riusciranno a restare accesi?

Reazioni 8

  • T
    tifoso_del_sud

    Il football saudita era già troppo artificiale, ma almeno ci divertivamo.

  • G
    golfista67

    Senza i soldi, la Liv non ha né storia né tifosi. Ripartire da zero non sarà facile.

  • A
    analista_energia

    Con il petrolio sopra i 100 dollari, il taglio agli sport è un segnale politico, non economico.

  • N
    newcastlefan89

    Il governor dice che restano, ma chi ci crede dopo quello che è successo in golf?

  • S
    sostenitore_neom

    Neom è un sogno, ma costa troppo. Meglio tagliare prima che diventi un incubo.

  • V
    vecchi_tempi

    Negli anni '80 il petrolio comprava coppe, oggi compra leghe intere. Ma dura poco.

  • E
    economista_romana

    Questo cambiamento potrebbe ridisegnare l'intero mercato sportivo globale.

  • T
    taciturno99

    Il tradimento dei giocatori? Chiamiamolo business. Hanno seguito i soldi, ora pagano il prezzo.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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