Orrori ed errori del governo di fatto

La conversione dell’ennesimo decree law in materia di sicurezza è diventata il simbolo di tutto ciò che non funziona nell’uso ripetuto di uno strumento che dovrebbe essere riservato a casi straordinari di necessity e urgency . È evidente l’assenza dei presupposti richiesti dalla Costituzione: il governo stesso ha aspettato quasi venti giorni tra l’annuncio e l’adozione del decreto, dimostrando che né l’una né l’altra condizione erano presenti. Se non c’è real emergency , perché agire con modalità d’urgenza?

E con almeno il quinto decreto sicurezza del governo Meloni in pochi anni, la cosiddetta extraordinary situation appare ormai una routine. Secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale, quando l’urgenza diventa abitudine, il decreto non è solo discutibile: è unconstitutional — così come la legge che lo converte. Questo non riguarda solo la forma: tocca il cuore del sistema, dove il Parlamento perde potere a favore di un premierato di fatto.

Ancora più grave è stato il modo in cui la maggioranza ha gestito il dibattito parlamentare: forced debate , tempo ridotto in commissione e in aula, e oltre mille emendamenti delle opposizioni esaminati in una sola giornata — una factual examination . Ma il colpo più duro è arrivato con l’autoemendamento del decreto e l’uso della questione di fiducia, che di fatto annulla la responsabilità del governo prevista dalla Costituzione. Minacciare la crisi per far passare una legge svuota il Parlamento del suo democratic role .

Sul piano dei diritti, il decreto legge 23/2026 è un attacco diretto. Intervenire in ambito penale con norme provvisorie crea un periodo di legal uncertainty , in cui i cittadini non sanno quali azioni possano avere conseguenze. Ancora peggio: vengono messi a rischio diritti fondamentali come la personal freedom e la libertà di riunione. Il fermo preventivo contro alcuni anarchici ricorda pratiche ottocentesche, quando i diritti potevano essere sospesi a piacimento.

Questa mentalità autoritaria si estende con zone rosse, daspo, sanzioni pecuniarie e fogli di via: tutte misure per scoraggiare la partecipazione collettiva. Alla fine, la privazione della libertà senza reato — prima usata sui migranti — arriva ora ai cittadini. E si profila il prossimo passo: colpire il diritto di difesa, limitando il patrocinio gratuito e trasformando gli avvocati in collaboratori della polizia. Su tutti e tre i pilastri del diritto costituzionale — fonti, forma di governo, diritti — questo decreto lascia segni profondi. Il Quirinale ha chiesto correzioni. Se il decreto dovesse decadere, come prevede la Costituzione, sarebbe un segnale chiaro: non ogni political decision può violare le regole fondamentali.

Reazioni 6

  • C
    CittadinoAttento

    Il punto non è il contenuto del decreto, ma the mechanism che viene distorto. Urge non è un optional, è una condizione. Se la usano ogni tre mesi, è abuso.

  • G
    GiuliaRM

    Mi colpisce che parlino di sicurezza ma attaccano civil liberties . È il solito trucco: paura per giustificare controllo. Dove finisce l’una, inizia l’altro?

  • P
    ProfCostituzionale

    La Corte ha già detto chiaramente che l’uso sistematico dei decreti-legge viola l’art. 77. Ignorarlo è arroganza istituzionale.

  • M
    Marco72

    Se il Parlamento non reagisce, diventa un timbro. E la fiducia usata così non è democrazia, è political blackmail .

  • S
    Silvia_Napoli

    Il fatto che abbiano dovuto fermarsi al Quirinale dice tutto. Il Presidente non è un complice: ha fatto il suo constitutional duty .

  • D
    DavideLegale

    Trasformare gli avvocati in ausiliari della polizia? È la fine dello independent profession . Chi difenderà chi non ha voce?

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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