Sanchez in pressing, ora sospendere l'accordo Ue-Israele
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha alzato il tono sul palco del congresso internazionale progressista, chiedendo all'Unione Europea di sospendere l'accordo di associazione con Israele a causa di gravi violazioni dei human rights . «Non abbiamo nulla contro gli israeliani, anzi, è proprio il contrario», ha precisato, distinguendo con cura il popolo dal governo. «Ma un governo che viola il international law non può essere nostro partner», ha tuonato, richiamando l'articolo 2 dell'accordo, che lega la cooperazione al rispetto dei valori comuni.
Sanchez ha rilanciato il tema anche su X con un deciso "NO ALLA GUERRA" in maiuscolo, aggiungendo pressione politica. La Spagna non è sola: i ministri degli Esteri di Irlanda e Slovenia hanno sottoscritto insieme a Madrid una lettera indirizzata all'alto rappresentante Ue Kaja Kallas. Nel testo, esprimono «la più profonda concern » per leggi recenti approvate dalla Knesset, decisioni militari e misure esecutive che, secondo loro, minano la legal framework del dialogo con l'UE.
Tra i provvedimenti contestati c'è la nuova legge sulla pena di morte per chi commette atti di terrorism , criticata come strumento mirato ai palestinesi in Cisgiordania. «Le nostre dichiarazioni e i nostri appelli diretti sono stati ignorati», scrivono i tre ministri, sottolineando che l'UE rischia di perdere credibility se non reagisce. Chiedono quindi che il prossimo Consiglio Affari Esteri discuta la sospensione dell'accordo, che per essere attuata richiede l'unanimità dei 27 Stati membri.
Il Consiglio si riunirà martedì in Lussemburgo, e l'atmosfera sembra in cambiamento. Benché la sospensione resti improbabile senza il consenso totale, altre misure, come la revoca di vantaggi commerciali, richiedono solo la maggioranza qualificata. «Il political wind sta cambiando», ha commentato un funzionario Ue, citando il cancelliere tedesco Merz e il mancato rinnovo dell'accordo sulla difesa tra Italia e Israele. Fattori come la situazione a Gaza, in Cisgiordania e la tregua in Libano sono ormai tutti collegati.
Fino a oggi, il sostegno di Germania e Italia a Tel Aviv è stato granitico, ma ora mostra crepe. Anche la sconfitta elettorale di Viktor Orban, storico alleato di Netanyahu, ha spostato gli equilibri. Sanchez sfrutta questo momento per aumentare la pressure , ben consapevole che la sospensione totale è ancora fuori portata. Ma il semplice fatto di metterla all'ordine del giorno potrebbe già rappresentare un symbolic shift di grande international impact .
Chiedere la sospensione è un passo enorme. Ma senza l'unanimità, rischia di essere solo un gesto simbolico. Serve più concrete action azione concreta.
Finalmente qualcuno che alza la voce. Ma perché ci vuole sempre una crisi per ricordare i basic principles principi fondamentali?
La legge sulla pena di morte è solo l'ultima goccia. Il governo israeliano sta scavando un fossato sempre più profondo con l'UE. Il human cost costo umano è già altissimo.
Sanchez ha ragione sul diritto internazionale, ma chi paga il economic cost costo economico se si chiudono gli scambi?
Interessante come il Libano entri in gioco ora. Forse è il vero decisive factor fattore decisivo che nessuno vuole nominare apertamente.
Trumpiano quel "NO ALLA GUERRA" in maiuscolo. Ma almeno qualcuno lo dice, non come certi leader che stanno zitti per political convenience convenienza politica.