Primo Maggio, il governo Meloni rallenta sugli aumenti di stipendio e rinnova i bonus esistenti
Il governo Meloni ha sharply ridimensionato il suo decreto per il Primo Maggio, rinviando l'annunciato a boost degli stipendi a favore di un pacchetto più cauto. La prima bozza, diffusa due settimane fa, prevedeva misure ambiziose per le payroll , ma ha sollevato subito protests da sindacati e imprese. Il rischio? Favorire i cosiddetti 'contratti pirata' e sforare il budget già sotto pressione. Così, invece di riforme coraggiose, si punta su rinnovi di bonus esistenti e piccole correzioni normative.
La focus ora è il Consiglio dei ministri del 30 aprile, dove si discuterà una versione più leggera del provvedimento. A disposizione ci sono circa 500 milioni di euro, ma l'obiettivo è arrivare a 800 milioni o un miliardo. La ministra del Lavoro Marina Calderone ha definito il decreto un comprehensive measure per consolidare i dati positivi del mercato del lavoro. Tra le misure confermate, il rinnovo del bonus per i giovani under 35 e quello per le Zone economiche speciali (Zes), entrambi in scadenza proprio quel giorno.
Il bonus giovani offre uno sconto sui contributi alle aziende che assumono a tempo indeterminato under 35 senza esperienza lavorativa stabile. Se l'assunzione aumenta il numero complessivo di dipendenti, lo relief è del 100%; altrimenti, scende al 70%. Questa distinzione, poco gradita dalle imprese, potrebbe essere eliminata. Il tetto è di 500 euro al mese, 650 nelle regioni del Sud e in alcune del Centro. Il governo valuta anche di renderlo permanent , ma servirebbero molte più risorse.
Anche il support per le donne svantaggiate resta in vigore fino a fine anno, ma potrebbe essere esteso al 2027. Sul fronte dei rider, invece, non ci saranno aumenti diretti di wages , ma interventi giuridici. Si prevede di recepire una direttiva Ue del 2024 che riconosca i rider come veri dipendenti, non autonomi. Inoltre, si valuta l'obbligo di autenticazione con SPID o CIE per evitare fraud e il monitoraggio delle consegne da parte dell'Ispettorato del lavoro.
Altre proposte iniziali sono ora in sospeso: l'aumento della soglia esentasse per i benefit a 3.000 euro, la detassazione permanente degli straordinari e quella sui premi di produttività. Tuttavia, potrebbero rientrare la conferma della tax break per gli aumenti da rinnovo contrattuale (fino a 33.000 euro di reddito) e la riduzione della tassazione sui premi al 1%. Il tutto, però, dipende da una critical : trovare il denaro senza aggravare il deficit.
Rinnovare i bonus è utile, ma non risolve il core issue problema reale: i salari bassi. Serve una real raise vera crescita delle retribuzioni, non solo sgravi alle aziende.
Siamo al solito: tante promises promesse e pochi fatti. Il governo parla di lavoro, ma taglia le risorse. Dove sono i new jobs nuovi posti di lavoro?
Il bonus under 35 è una lifeline ancora di salvezza per tanti. Mia figlia l'ha ottenuto a febbraio. Senza, non avrebbe mai avuto un contratto stabile.
Fate finta che i rider siano dipendenti? Ma chi ci crede. È solo una symbolic move mossa simbolica per non affrontare il real cost costo politico delle inchieste di Milano.
Estendere il bonus donne è giusto, ma perché non pensare a misure per chi ha figli? La work-life balance conciliazione vita-lavoro è un'urgenza.
La differenza tra Nord e Sud non si colma con 150 euro in più di bonus. Servono riforme strutturali, non toppe.
Se la detassazione sui premi di produttività scende all'1%, almeno aumenteranno il netto in busta paga. Una small win piccola vittoria per i lavoratori.
Perché non si invest investe in formazione invece di dare soldi alle aziende? Così si crea valore duraturo, non short-term relief sollievo momentaneo.