Il risiko delle poltrone: Barelli al posto di Siracusano. Ipotesi Durigon al Mef
A Roma, nel cuore del governo, il political cost delle ultime dimissioni si trasforma in una partita a scacchi. Dopo il passo indietro di Santanchè e Delmastro, e il cambio ai vertici di Forza Italia, la maggioranza cerca di chiudere le open issue prima del Consiglio dei ministri del 22 aprile. Il nodo principale? I new appointment ai sottosegretari e ai vertici degli enti pubblici. Ogni mossa deve bilanciare fedeltà di partito, equilibri di coalizione e l’urgenza di un public trust sempre più fragile.
Il nome che circola con più forza è quello di Paolo Barelli, ex capogruppo di Forza Italia alla Camera. Secondo fonti azzurre, il segretario Tajani vorrebbe garantirgli un ruolo senza portafoglio, per evitare che lasci la presidenza della Federnuoto. Una symbolic gesture che però pesa sul piano pratico: Barelli potrebbe subentrare a Matilde Siracusano come viceministro ai Rapporti con il Parlamento. Lei, a sua volta, potrebbe trasferirsi al ministero della Cultura. Luca Ciriani, interpellato, ha lasciato intendere che the pressure cresce: «Porte aperte», ha detto, «il lavoro qui non manca».
Parallelamente, si lavora alla successione di Paolo Savona alla Consob, dove il nome più accreditato è Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia. Se confermato, il suo posto al Mef potrebbe essere preso da Claudio Durigon, altro fedelissimo di Matteo Salvini. Il political reshuffle leghista si inserisce in un disegno più ampio: consolidare il controllo su chiavi strategiche del governo. Ma la decision non è ancora ufficiale: Durigon ieri ha negato di sapere qualcosa, anche se a Palazzo Chigi il expectation è di attesa.
L’ipotesi che Durigon lasci il Lavoro lascia però un vuoto. Al suo posto potrebbe arrivare Chiara Tenerini, esponente azzurra, a ulteriore conferma del tentativo di blindare la coesione interna a FI dopo la nomina di Enrico Costa. Per Meloni, ogni move conta: non si tratta solo di riempire caselle, ma di evitare crepe nella maggioranza con un anno esatto di distanza dalle election del 2027. Il risk , per ora, è che il silenzio diventi sospetto. E che la response del governo arrivi troppo tardi per calmare i malumori.
Se il prezzo per tenere unita la coalizione è un cover-up insabbiamento di competenze, lo paghiamo caro. Barelli a che titolo? Per i suoi meriti o per i legami di famiglia?
Tajani sta mettendo i suoi ovunque. Un political cost costo politico che FI pagherà alle prossime europee, segnatevi le mie parole.
La pressione aumenta, ma la trasparenza no. Aspettiamo il Cdm del 22, ma non ci aspettiamo sorprese.
Durigon al Mef? E chi segue il Lavoro? I cittadini non sono pawns pedine di questo political reshuffle gioco.
Meloni deve decidere se governare o accontentare. Ogni delay ritardo è un segnale di debolezza.
E Conte? Ha smentito tutto, ma public trust la fiducia si ricostruisce con i fatti, non con gli avvocati.