Tutti i fronti in movimento, la guerra mondiale a pezzi secondo Domenico Quirico
In vista delle celebrazioni del 25 Aprile, il comune di Dronero ha organizzato un incontro pubblico per approfondire la complessa situazione geopolitical globale. Giovedì sera, al teatro Iris, il giornalista Domenico Quirico, ex inviato di guerra e autore del libro Guerra totale: la bancarotta bellicista, dialogherà con Massimo Mathis de La Stampa per riflettere su un fenomeno sempre più evidente: i conflitti non sono isolati, ma parte di un quadro più ampio, interconnesso e in continua evoluzione.
Quirico riprende la definizione coniata da Papa Francesco di «guerra mondiale a pezzi», un concetto che descrive con precisione la natura frammentata ma sincronizzata dei conflitti attuali. Dall'Medio Oriente all'Ucraina, dal Iran alla possibile crisi futura su Taiwan, i fronti sono diversi, ma collegati da interessi economici, alleanze strategiche e tensioni energetiche. L’idea di guerre locali, dunque, è fuorviante: ognuna di esse risuona in altri scenari, amplificando global impact .
Un nodo cruciale è l’impreparazione dei leader mondiali. Quirico, che ha vissuto in prima persona il dramma dei conflitti — anche come ostaggio in Siria per oltre cinque mesi — sottolinea come le élite politiche agiscano spesso con rimedi superficiali. «Sono come gli stagnari di un tempo — dice — pagati per riparare piccole crepe nel sistema. Ma oggi non basta patching con sanzioni o invii di armi: serve una visione complessiva, non frammentaria».
La crisi energetica legata all’invasione russa dell’Ucraina ne è un chiaro esempio. Mentre le nazioni europee condannano Mosca, molte tornano a considerare l’uso del gas russo per motivi di economic survival . Questo paradosso evidenzia la contraddizione tra principles e interessi, e mostra quanto sia debole la coesione delle risposte internazionali. Le alleanze non sono più stabili, ma si adattano di volta in volta, in base al bilanciamento degli interessi.
L’evento di Dronero non è solo un dibattito, ma un tentativo di raising awareness collettiva. In un’epoca di informazione frammentata, ascoltare chi ha vissuto i conflitti da vicino può aiutare a superare la superficialità dei titoli. La guerra non è più una serie di battaglie lontane: è un sistema di pressioni, tensions e scelte che coinvolgono tutti, anche chi crede di stare fuori dal fronte.
La crisi energetica ci sta mostrando quanto sia fragile la nostra political stance posizione politica quando entra in gioco l’economia.
Quirico ha ragione: continuiamo a reagire a fuoco, senza mai affrontare le cause profonde. Sembra di vivere in un perpetual emergency emergenza perpetua.
Un’analisi lucida, ma mi chiedo: chi può davvero cambiare questa dynamic dinamica? Le istituzioni sembrano bloccate.
Avere un evento così a Dronero è un segnale importante. A volte le piccole città fanno più consapevolezza civica delle capitali.
La metafora degli stagnari è perfetta. Ripariamo tutto, ma non risolviamo mai niente. Soluzioni a breve termine che peggiorano il problema.
Dopo aver letto Quirico, non vedo l’ora di sentire come collega Ucraina e Medio Oriente. Sono due fronti, ma la stessa global strategy strategia globale.