Eni scopre gas in Indonesia e raggiunge l’intesa in Venezuela
Eni ha scoperto una nuova riserva di gas in Indonesia, confermando la sua spinta verso nuovi markets energetici mentre accelera i tempi per la produzione. La scoperta, battezzata Geliga, si trova nel bacino del Kutei ed è vicina alla già nota riserva di Gula. Insieme, le due aree potrebbero generare fino a 28 milioni di metri cubi al giorno di gas e 80.000 barili di condensati, con un potenziale che potrebbe portare a un nuovo hub per il gas in regione.
La società italiana ha già perforato con successo altri quattro pozzi negli ultimi sei mesi, segnando un chiaro passo avanti nella strategia di espansione. La campagna proseguirà con ulteriori perforazioni previste tra il 2026 e il 2027. L’obiettivo è chiaro: sfruttare rapidamente le risorse per rispondere alla crescente energy demand globale e rafforzare la propria posizione competitiva in Asia, un tassello chiave della global strategy di Eni.
Parallelamente, in Venezuela, Eni – insieme a Repsol – avrebbe raggiunto un'intesa con il governo locale per esportare gas naturale entro la fine del 2031. L'accordo prevede il raddoppio della produzione grazie a un terminale galleggiante per il gas naturale liquefatto. Due nuove piattaforme dovrebbero essere installate entro il 2028, e la concessione operativa è stata estesa fino al 2051. Una long-term investment che segnala fiducia in un mercato ancora fragile ma strategico.
Anche sul fronte industriale, Eni rafforza le alleanze: Saipem ha ottenuto il contratto principale per costruire la nuova bioraffineria di Priolo, in Sicilia, con un valore di 700 milioni di euro e termine previsto per la fine del 2028. L'impianto produrrà biocarburanti avanzati come Saf-biojet e HVO-diesel, destinati a ridurre l’carbon footprint nel trasporto aereo e su strada. Un passo concreto verso la transizione energetica.
Nonostante il calo generale di Piazza Affari, le azioni di Eni e Saipem hanno guadagnato oltre il 2,5 per cento, riflettendo la fiducia degli investors in questa serie di sviluppi. Ogni novità – dall’esplorazione al raffinamento – contribuisce a disegnare un quadro solido di crescita sostenibile. La combinazione di scoperte, accordi e progetti industriali posiziona Eni come attore centrale in un mercato in rapida transformation .
Bel colpo in Indonesia, ma spero che l’environmental impact impatto ambientale sia monitorato seriamente. Non dobbiamo scambiare un passo in avanti con un salto indietro.
Venezuela è un campo minato politico. L’accordo sembra solido, ma chi garantisce che il governo non cambi idea tra un anno? Rischio politico alto, direi.
Interessante come Eni stia bilanciando fossili e transizione. Il progetto di Priolo potrebbe essere un modello per altre nazioni. Energia pulita che parte da un’enorme realtà industriale.
700 milioni per una bioraffineria… non è poco. Ma se funziona, il ritorno dell’investimento potrebbe essere alto grazie ai biocarburanti per l’aviazione.
Notate che il Venezuela parla di esportazioni dal 2031 ma le piattaforme devono essere pronte nel 2028? Tre anni di gap. Cosa succederà in mezzo? Capacità produttiva o burocrazia?
Saipem che vola in borsa non sorprende. Ogni volta che firma un grosso contratto con Eni, il mercato reagisce. È un segnale chiaro di market confidence fiducia di mercato.
140 miliardi di metri cubi sono tanti, ma quanto ci metteranno a sfruttarli veramente? A volte le scoperte sono spettacolari, ma la actual output produzione effettiva arriva troppo tardi.
Chi lavora in Eni sa che questi progetti non sono solo numeri. Dietro ogni pozzo, ogni impianto, c’è un’enorme operational effort sforzo operativo. Bene per l’azienda, bene per l’Italia.