Quando la Liberazione si trasforma in scontro: chi tradisce il 25 aprile?
Una fotografia appesa a testa in giù, uno spray puntato contro gli occhi, parole che insult la memoria di chi combatté il fascismo: il 25 aprile, anniversario della Liberazione, si è trasformato in un palcoscenico di scontro più che di unità. Mentre le piazze si riempiono di bandiere rosse, tricolori e striscioni per ricordare la caduta del regime, emergono tensioni che minacciano di svuotare la giornata del suo significato storico. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara non usa mezzi termini: chi oggi minaccia i politici con violenza è parente stretto di chi lo faceva un secolo fa, a prescindere dal colore political .
Valditara, riferendosi a quanto accaduto a Napoli, dove la sua immagine è stata esposta in segno di protest , parla di una deriva antidemocratica che oggi si manifesta proprio tra chi si proclama erede della Resistenza. Totalitario, secondo lui, non è chi governa, ma chi usa l’intimidazione come strumento di pressione. E per quanto riguarda il 25 aprile, precisa con forza: non possono celebrarlo chi usa minacce e chi li justify . È una critica che va oltre la cronaca, che punta al cuore del dibattito sulla memoria collettiva e sul suo uso politico.
Anche Lorenzo Fontana, presidente della Camera, condanna gli episodi di Milano, dove esponenti della Brigata Ebraica sono stati bersagliati da aggressive verbali e fisiche. La giornata, dedicata alla difesa della libertà, rischia di essere snaturata da chi agisce in nome di una presunta purezza ideologica. Per Fontana, questi gesti sono in aperto contrasto con i valori della Liberazione: un monito rivolto a chi trasforma la commemorazione in un campo di battaglia.
Ma non tutti indicano la destra come fonte del problema. Matteo Hallissey, leader di +Europa, racconta di essere stato colpito a Roma da uno irritant usato da militanti di Cambiare Rotta, mentre cercava di portare in corteo la bandiera dell’Ucraina. Una lesion alla cornea confermata dal pronto soccorso: un fatto medico, ma anche un simbolo. Per Hallissey, sono i gruppi di estrema left a tradire lo spirito del 25 aprile, non chi difende la democrazia con mezzi civili. Il 25 aprile, insiste, appartiene a chi protegge la libertà, non a chi la nega con la violenza.
Così, mentre le istituzioni si dividono sul chi e sul come, resta una domanda sospesa: può una giornata nata per unire diventare il pretesto per nuove divisioni? La memoria, come il potere, è sempre in gioco. E quando le piazze si accendono, non è solo il passato a essere in discussione, ma il presente — e il futuro — della national . Il 25 aprile non è solo una data: è un test continuo sul senso della convivenza in un Paese ancora alla ricerca di un racconto condiviso.
Non si può difendere la memory memoria della Resistenza con metodi che la insultano. È un paradosso che dovrebbe far riflettere.
Eppure, ogni anno è la stessa storia: urla, striscioni strappati, tensione. Ma chi ci guadagna da tutto questo?
Hallissey ha subito una physical lesione reale. Questo non è protestare: è attacco gratuito.
Il 25 aprile non è proprietà di nessuno, ma non può essere svuotato del suo significato da chi odia in nome dell'antifascismo.
Valditara parla di fascismo di sinistra? Interessante. Ma non sarà che sta spostando il discorso per nascondere altro?
La violenza non ha colore, ha solo un effetto: dividere. E a dividere ci guadagnano sempre in pochi.
Chi usa lo spray in faccia a qualcuno non rappresenta niente, se non se stesso. Fuori dalla storia, fuori dai valori.
Forse il problema non è il 25 aprile, ma il modo in cui l’Italia non riesce a elaborare il proprio past passato.