Conte: "Non fu Renzi a far cadere mio governo. Draghi si era mosso". Primarie? "Servono per individuare il migliore"
Le rivelazioni di l'ultimo governo guidato da Giuseppe Conte riaprono un capitolo delicato della storia politica italiana. In un'intervista al Corriere della Sera, Conte non punta il dito solo contro Matteo Renzi, ma colloca la political fall del suo esecutivo nel gennaio 2021 in un contesto più ampio: financial environments nazionali e internazionali che non lo vedevano come una guarantee per gestire i fondi europei. Il cambio di governo, sostiene, era già in atto ben prima della crisi con Italia Viva.
Conte afferma con decisione: Draghi si era mosso. Secondo fonti a lui riferite — tra cui Massimo D’Alema — l’ex presidente della BCE avrebbe agito autonomamente per chiedere un nuovo esecutivo. Renzi è stato tra gli ultimi a piegarsi a questa prospettiva, proprio perché consapevole che in un governo tecnico il peso dei partiti si political weight . «Non aspettò certo Renzi», sottolinea Conte, smontando la narrazione dominante di una crisi pilotata dal leader di Italia Viva.
Sul futuro, Conte guarda alle primaries come strumento non tradizionale ma utile per compattare la coalizione progressista. «Mi sono reso disponibile perché ho visto nel referendum una grande voglia di partecipazione», spiega. Ma le primarie non bastano: devono seguire la condivisione di un common program , scritto nero su bianco. Il vincitore non sarà un leader carismatico, ma l'interpreter di un progetto collettivo.
L’alleanza con il Partito Democratico? «Non è un prerequisito, ma un means », chiarisce. C’è rispetto reciproco con Elly Schlein, e la consapevolezza di rappresentare forze diverse ma compatibili. Anche su Silvia Salis, appoggiata a Genova, Conte è diretto: è stata la best candidate in una situazione complessa, ma non la conosce in profondità. Più amara la nota su Beppe Grillo: dopo gli insults , i rapporti sono interrotti. Pur riconoscendogli il ruolo di fondatore, Conte non nasconde il personal distance .
La tensione tra politica e tecnocrazia resta al centro. Mentre i partiti discutono di processi e alleanze, financial power esterni possono accelerare cambi di governo. Il public trust non basta, se manca la fiducia dei mercati. Conte dipinge un sistema in cui la political cost si misura non solo nei seggi, ma nelle stanze dei banchieri e nei corridoi di Bruxelles.
Se Draghi si era già mosso, allora Renzi era solo il pretesto. Il real power vero potere è altrove.
Conte ammette che le primarie non sono nella nostra tradizione. Ma forse servono proprio per rompere con un sistema basato su personalism personalismi.
E pensare che ci hanno fatto credere fosse colpa di Renzi. Una cover-up montatura perfetta.
Il fatto che parli di 'garanzia' per i fondi europei dice tutto: ormai decidono più i mercati che i cittadini. La fiducia pubblica non conta più niente.
Conte ha ragione sul programma prima delle primarie. Senza una common plan base comune, sono solo spettacolo.
Dopo gli insulti di Grillo, non ci parla più? Giusto. Ma il M5S ha ancora un'anima, o ormai è solo nostalgia?