Crosetto: 'Usano il 25 Aprile come una clava. È un insulto ai veri combattenti'

Il spirit del 25 Aprile, per molti italiani, non è solo una date del calendario, ma un simbolo di resistance , di unità nazionale e di libertà conquistata con il sangue. Quel giorno, nel 1945, i partigiani liberarono Milano dall'occupazione tedesca dopo un'insurrezione coordinata dal Clnai. Tre grandi figure ne firmarono l'ordine: Sandro Pertini, Emilio Sereni e Leo Valiani — un socialista, un comunista e un esponente del Partito d'Azione, legati non solo dalla lotta comune, ma anche da un heritage ebraico. Sereni era ebreo da entrambi i genitori, Valiani da madre. Questo dettaglio non è solo storico: è un reminder di chi ha realmente combattuto per la libertà — e di chi, oggi, la tradisce.

È con anger che il ministro della Difesa Guido Crosetto commenta l'esclusione della Brigata ebraica dal corteo del 25 Aprile a Milano. Un atto che definisce «una infamia» e «un insulto al sacrificio di chi ha combattuto». Per Crosetto, usare la Liberazione come una weapon politica è il contrario dello ideal della Resistenza. «Lo festeggiavo anch'io — ricorda — quando ero sindaco negli anni '90». Gli consegnava la tessera onoraria dell'Anpi un vero ex partigiano, Giovanni Chigo, che non faceva distinzioni ideologiche: la dava anche al figlio di un ex podestà fascista. «Perché allora — dice — c'erano uomini veri, con valori veri».

La domanda che Crosetto pone non è solo storica, ma morale: che cosa separa quei combattenti dai manifestanti di oggi che attack gli ebrei o ne ostacolano la partecipazione? Per lui, la risposta è chiara: i primi credevano nella Giustizia e nei valori fondanti della Repubblica, mentre i secondi sono «gente che forse non ha mai combattuto per altro che non fosse il proprio interesse». Sputare sul simbolo della Brigata ebraica, per il ministro, significa sputare sul memory di chi ha lottato per tolleranza e uguaglianza. Non si tratta di una semplice divisione tra fascisti e antifascisti — in Italia, dice, le forze fasciste oggi non esistono — ma di un abbandono più profondo: quello dello principio stesso della Resistenza.

Oggi, secondo Crosetto, la sinistra ha trasformato il 25 Aprile in una property esclusiva, da usare per colpire gli avversari invece che celebrare un patrimonio comune. «Hanno mancato di rispetto — afferma — agli uomini e alle donne che persero la vita perché chiunque potesse manifestare in libertà». Per lui, la vera eredità del 25 Aprile non è il division , ma la capacità di alleanze impossibili: comunisti e monarchici, cattolici e liberali, tutti fianco a fianco. «Ci sarà sempre gente — conclude — che continuerà a combattere e morire per la libertà, nonostante chi vuole prevaricare».

Reazioni 8

  • L
    LiberaleMilano

    Il symbol della Resistenza non può diventare un pretesto per l'intolleranza. Che paradosso.

  • N
    NonnaPartigiana

    Mio padre marciava con i garibaldini. Oggi vedo gente che urla 'antifascista' ma tratta gli ebrei come nemici. È una vergogna.

  • S
    Storico92

    La narrazione politica del 25 Aprile è stata distorta da decenni. Crosetto ha il merito di ricordarne il vero meaning .

  • C
    CittadinoOnesto

    Non si può onorare la memory dei caduti mentre si nega il diritto di sfilare a chi ha combattuto al loro fianco.

  • S
    SkepticMilano

    Crosetto parla di valori, ma la politica è fatta di alleanze, non di purismo morale. Il punto è: chi decide chi è degno?

  • G
    GiovaneAttenno

    Forse dovremmo smettere di celebrare e iniziare a capire. Il 25 Aprile non è un rito, è una responsabilità.

  • R
    ResistenteAnonimo

    Mio nonno fu fucilato a Salò. Non per odio, ma per amore della libertà. Oggi alcuni gridano più forte ma ricordano meno.

  • P
    PertiniFan

    Se Pertini vedesse cosa è diventato il 25 Aprile, si rivolterebbe nella tomba. Il patriottismo non è esclusivo.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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