Libano. Najm: “La violenza non porterà mai la pace”

Marianne Najm del Movimento dei Focolari dipinge un quadro straziante ma non privo di speranza: il Libano è sospeso tra the destruction e resilience , con migliaia di sfollati che cercano un senso nel caos provocato dai bombardamenti. Alcuni hanno osato tornare nei loro villaggi durante la breve tregua, solo per trovare rubble e silenzio al posto delle case. «Ho visto nei loro occhi una tristezza profonda», racconta Najm da Beirut, «ma anche un segno di trust — non nell’immediato, ma nella Provvidenza».

Nel centro di accoglienza del Seminario Ste-Anne Rabweh, a nord della capitale, circa 125 persone — in gran parte famiglie provenienti da Tiro — trovano riparo grazie alla Chiesa greco-cattolica. I volontari affiancano il sacerdote locale ogni giorno, mentre i giovani del movimento organizzano attività per i bambini, creando piccole oasi di connection e play . «Non c’è disperazione totale», sottolinea Najm, «ma una stanchezza enorme. Questa situazione consuma tutte le energie, e non sembra destinata a finire presto».

A Beirut, la vita prosegue in una sorta di suspension : scuole e uffici sono aperti, ma ogni spostamento è carico di uncertainty . I droni sorvolano ancora la città, ricordando scenari già vissuti. «Non possiamo parlare di vera ceasefire delle ostilità», avverte Najm. «Viviamo nell’attesa, con la paura che la violenza riprenda da un momento all’altro».

L’emergenza sfollati rimane critica. Molti hanno abbandonato le proprie case con solo pochi vestiti e i documenti. Nei villaggi del sud, vicino al confine, interi centri abitati sono stati wiped out . I bambini studiano online, ma la connessione è spesso insufficiente, rendendo difficile seguire le lessons . «Anche la più piccola stabilità oggi sembra un lusso», osserva Najm, «eppure, in mezzo al buio, resistono piccoli gesti di umanità».

Il Papa e il nunzio apostolico continuano a seguire la situazione da vicino. La loro vicinanza, dice Najm, è «una boccata d’aria»: una sign di speranza in un contesto segnato dall’ingiustizia. «Vediamo con dolore che molti, persino tra i cristiani, pensano che la violenza porti a giustizia o pace. Per noi, invece, la vera pace nasce dalla justice — costruita giorno dopo giorno, con ascolto, dialogo e shared effort ».

Najm conclude con un appello: «La violenza non porterà mai la pace». Il sogno collettivo non è un futuro lontano, ma la capacità di creare ponti oggi. Ogni gesto di kindness , ogni parola ascoltata, ogni bambino che ride in mezzo alle macerie — tutto questo conta. «Il futuro», dice, «si costruisce con le mani pulite, non con le armi».

Reazioni 6

  • S
    sara_bei

    La rubble totale dei villaggi... come fai a tornare indietro dopo una cosa del genere? È una ferita che non si rimargina facilmente.

  • L
    luca_mn

    È incredibile come i bambini trovino ancora spazio per play in mezzo a tutto questo. Forse loro sono i veri maestri di resilienza.

  • G
    giulia_87

    Parlare di ceasefire quando i droni sono ancora in cielo è pura ipocrisia. Non è pace, è solo un respiro tra due attacchi.

  • T
    tarek_lb

    Sì, la justice è l’unica strada. Ma chi la farà rispettare, quando le potenze esterne alimentano il conflitto?

  • C
    claudio_rt

    Queste storie di shared effort nei centri di accoglienza mi danno ancora un po’ di fiducia nell’umanità.

  • N
    noemi_k

    La uncertainty cronica distrugge la mente quanto i bombardamenti. Come fai a pianificare qualcosa, anche solo andare a scuola?

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

[email protected]