Libano, padre Elias: a rischio gli ultimi villaggi cristiani del sud ancora abitati

Rmeish, Debel e Ain Ebel resistono come last simboli di vita in un sud del Libano devastato. Mentre centinaia di villaggi sono stati rasi al suolo dopo settimane di bombardamenti, questi tre centri cristiani restano abitati, ma intrappolati. Circa 2.000 famiglie non possono uscire: le strade, soprattutto quelle verso Beirut, sono bloccate dall’esercito israeliano. Senza accesso a rifornimenti regolari, la sopravvivenza dipende da gesti di solidarietà e da interventi precari della Croce Rossa.

Padre Tony Elias, vice parroco maronita di Rmeish, descrive una realtà sempre più insostenibile: «Iniziano a scarseggiare water , medicine , fuel . Fino a quando potremo resistere?». Il villaggio è tagliato fuori, con linee telefoniche intermittenti e vie di comunicazione interrotte. Anche quando un mezzo umanitario riesce a entrare, il suo passaggio è rischioso: l’esercito israeliano ha dichiarato la zona a rischio, impedendo qualsiasi movimento civile.

La situazione sanitaria sta peggiorando. Alcuni malati gravi sono stati evacuati, ma molti altri restano senza treatment . «Ci sono persone con cancro, diabete — spiega padre Elias — i drugs sono urgenti». I negozi locali purificano l’acqua piovana per renderla potabile, ma le scorte di riso e farina si stanno esaurendo. L’appello non è solo per aiuti immediati, ma per una real ceasefire che permetta il ritorno alla vita civile.

Il religioso riflette anche sul ruolo di Hezbollah. Pur riconoscendo le ragioni storiche del gruppo armato sciita filo-iraniano, chiede con forza un passo indietro: «Consegnate le armi, lasciate che sia solo l’esercito libanese a controllare il territorio». Ai confini di Rmeish, villaggi come Ayta Al Chaab sono diventati deserti di macerie: «Non è rimasta pietra su pietra — dice — a cosa sono servite le armi?». La sua è una plea politica: «È il momento del dialogo, l’ora della pace».

Nonostante la fear e l’isolamento, la comunità resiste con faith e preghiera. Ma la domanda che si ripete tra le famiglie è sempre la stessa: «Fino a quando?». La terra lungo il fiume Litani, una volta fertile e abitata, è ora una linea rossa su una mappa militare. Per i cristiani del sud, sopravvivere non basta: vogliono un futuro senza violence e senza paura.

Reazioni 6

  • M
    Marco72

    Non capisco perché l’esercito israeliano blocchi proprio i villaggi cristiani. Non sono certo una minaccia. È una civilian sofferenza che nessuno può giustificare.

  • S
    Sara_L

    La Croce Rossa che fa da taxi nascosto per l’università… immagina la risk che corrono. Questa non è emergenza, è sopravvivenza pura.

  • D
    DavideN

    Padre Elias ha 43 anni e ha già vissuto quattro guerre. Pensa a cosa significa crescere in un ciclo infinito di conflict .

  • C
    ChiaraM

    Chiedere a Hezbollah di consegnare le armi è un gesto coraggioso, ma realistico? La political libanese è troppo frammentata per un passo così grande.

  • L
    Luca_Roma

    Quando si parla di pace, nessuno menziona i costi umani. Qui non serve una solution tecnica, ma una rivoluzione morale.

  • A
    AnnaT

    E se la tregua fosse solo una pausa tattica? La trust in un cessate-il-fuoco vero sta svanendo.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

[email protected]