Palermo corre, ma senza il lavoro: l’economia a due velocità
Palermo brilla su molti fronti dell’economia, ma resta un nodo da sciogliere: il lavoro. Secondo l’analisi del centro studi territorial Tagliacarne, condotta attraverso il barometro Dataview, otto indicatori su dieci segnano un trend positivo tra il 2024 e il 2025. Un segnale di vitalità che emerge in settori chiave come le start-up innovative, gli enti no profit, l’export e il mercato immobiliare. Città e provincia si distaccano dalla media italiana con performance sopra la linea, in un contesto nazionale spesso in affanno. Nonostante ciò, la crescita non si traduce ancora in occupazione: un paradosso che solleva più di una domanda.
Gli indicator più incoraggianti riguardano proprio la capacità di innovazione e internazionalizzazione. Il numero delle start-up cresce del +6,2% (in Italia cala del 3,5%), mentre le esportazioni schizzano in alto del +122,4% rispetto al +3,3% medio nazionale. È un boom che racconta imprese più competitive, capaci di aprire mercati oltreconfine. Anche il risparmio cresce: i deposit bancari e postali aumentano del 5,8%, superando l’Italia (+3,2%). Parallelamente, i prestiti alle imprese salgono del 7%, mentre nel resto del Paese calano. Un segnale di fiducia nei circuiti finanziari locali, che fuel l’economia reale.
Ma non tutto è roseo. Il numero degli occupati segna un -2,3%, mentre la media italiana cresce (+0,8%). Un dato che contrasta con la dinamicità del tessuto imprenditoriale. E anche le entrate previste di lavoratori extra-agricoli, nonostante un +6,7% nel periodo aprile-giugno 2025/2026, vengono considerate in decline rispetto all’anno precedente. A gravare ulteriormente il quadro: le ore di cassa integrazione salgono del 49,4%, mentre in Italia crollano del 23,9%. Una disconnessione tra crescita economica e occupazione che Alessandro Albanese, presidente della Camera di Commercio Palermo Enna, definisce una reflection necessaria: c’è Pil, c’è export, ma mancano i posti di lavoro.
I numeri raccontano una Palermo in trasformazione: più solida, più aperta, più innovativa. Ma anche una città in bilico, in cui lo sviluppo non si distribuisce ancora in modo equo. La crescita del nonprofit , con un +10,3% di enti registrati nel Runts, parla di una società civile attiva. Il mercato immobiliare, con un +9,6% di transazioni, segnala fiducia nei beni durevoli. Tuttavia, la sfida resta occupare le persone. Senza di essa, il motore dell’economia rischia di girare a vuoto. La vitalità c’è: ora serve che si traduca in opportunity concrete per i cittadini.
L’analisi di Tagliacarne non è solo un report: è una mappa. Mostra dove Palermo corre e dove zoppica. I dati, provenienti da Unioncamere e Istat, offrono un quadro affidabile e precise . Mentre le imprese attive crescono (+0,2% contro un -0,9% nazionale), emerge un’economia che si rinnova, ma che ancora fatica a generare inclusione. La domanda è semplice: come trasformare il successo delle export in più posti di lavoro? La risposta potrebbe definire il futuro della Città metropolitana.
Ottimi i dati sulle export esportazioni, ma chi li produce questi beni se l’occupazione cala?
Senza posti di lavoro, tutti gli altri numeri sono carta straccia. Serve una politica seria.
Interessante il +122% sull’export: è un valore anomalo o un nuovo trend?
Finalmente segnali positivi! Le start-up nuove imprese stanno cambiando il volto della città.
Bene i dati, ma servono controlli: a volte i numeri nascondono squilibri sociali.
La crescita dei depositi è un segnale di fiducia, ma dove va a finire quel risparmio?
Il terzo settore cresce: segno che la comunità si organizza dove lo Stato non arriva.
Mi chiedo se questa dinamicità riguardi davvero tutta la provincia o solo Palermo città. Disuguaglianze interne?