Gli algoritmi ci fanno risparmiare tempo. Ma non è detto che ci liberino veramente

Il 22 aprile, in un special issue di Italian Tech allegato a Repubblica, si affronta una domanda urgente: gli algoritmi ci fanno davvero guadagnare free time ? Nonostante l’automazione riduca i execution times di molte mansioni, quel tempo in più raramente lascia l’orbita del lavoro. Anzi, viene riassorbito in nuovi obiettivi, urgenze e una reperibilità sempre più implicit . La settimana lavorativa di 40 ore, nata nel 1919 per tracciare un confine tra lavoro e vita, oggi è di nuovo in discussione — non per generosità aziendale, ma per una structural che rimette in gioco il patto sociale.

Le sperimentazioni sulla settimana di 32 ore, avviate in Islanda e in Inghilterra prima dell’esplosione di ChatGpt, hanno mostrato un dato chiaro: lavorare meno ore a parità di salario non riduce la productivity — anzi, spesso la aumenta. Tuttavia, l’arrivo delle intelligenze artificiali di massa ha reso ancora più pressante la domanda: se cognitive tasks vengono automatizzati, chi incassa il dividendo? Secondo Gianluca Spolverato, avvocato giuslavorista, la risposta del mercato è stata finora evasiva: quel guadagno resta nel sistema produttivo, senza tradursi in minore fatica per i lavoratori. Tra il 2000 e il 2025, i dati Ocse e ILO mostrano un fenomeno noto come decoupling: la produttività cresce, ma i salari reali no.

In un contesto di inflazione e competitività internazionale, l’Italia vede il 20% dei lavoratori guadagnare meno del citizenship income . L’IA, invece di alleggerire il carico, accentua la pressione: il tempo liberato viene subito riempito. Spolverato sottolinea che ridurre l’orario non è un favore ai dipendenti, ma la social translation di un guadagno di efficienza. Così come il weekend non fu un regalo dei padroni ma una conquista culturale, oggi l’IA richiede una scelta politica, non economica. E aziende come Luxottica dimostrano che benessere organizzativo e produttività non sono in contrasto: chi sta meglio, produce meglio, a lungo termine.

Il vero problema, spiega, è il modo in cui misuriamo il lavoro. In un sistema a paga oraria, chi diventa più efficiente con l’IA viene punito: fare in un’ora ciò che prima richiedeva una giornata significa guadagnare un ottavo. Questo meccanismo spietato disincentiva l’innovazione e rende l’IA una minaccia, non un alleato. Cambiare frame è possibile: se il guadagno di produttività si traducesse in meno ore a parità di stipendio, l’efficienza sarebbe premiata. Ma questo richiede una scelta redistributiva — fiscale, contrattuale o normativa — non un semplice aggiustamento di mercato.

Anche la formazione è parte del patto. L’Italia è sotto la media UE per digital literacy , e il tempo per imparare scarseggia. Spolverato insiste: il tempo liberato deve diventare spazio per l’apprendimento. Altrimenti, l’IA rischia di concentrare potere: chi la sa usare decide, chi no esegue. La vera riforma non aspetta il Parlamento: saranno le enterprises a fare da apripista, come già accade con lo smart working. La legge arriverà dopo, per rendere strutturale un cambiamento che il mercato può avviare, ma non completare da solo. Il tempo liberato esiste già. La domanda è: a chi appartiene?

Reazioni 8

  • L
    lucia72

    Se riduco le ore ma mantengo la produttività, perché dovrei guadagnare di meno? Non ha senso. L’efficienza deve essere rewarded , non punita.

  • D
    daniele_r

    Aziende come Luxottica sono l’eccezione. La maggior parte pensa solo al costo del lavoro, non al long-term value dei dipendenti.

  • S
    sara.m

    Io lavoro in un ufficio e uso già strumenti di IA. Ma nessuno mi ha ridotto le scadenze o dato più tempo libero. Anzi, le deadlines sono più strette.

  • G
    gino_tn

    Sembra tutto logico, ma chi paga questa riduzione? Se non c’è un guadagno netto per l’azienda, alla fine lo burden lo pagano i lavoratori.

  • C
    claudia88

    Per me il punto è culturale. Da noi il lavoro si misura ancora in ore, non in output . Finché non cambiamo questo, niente cambierà.

  • F
    filippo_b

    L’idea che la formazione sia parte del lavoro è rivoluzionaria. Oggi è vista come un extra, qualcosa da fare nel tempo libero.

  • R
    roberto_67

    E se l’IA rende più efficienti, perché non ridistribuire il tempo invece del denaro? Una settimana di 32 ore con lo stesso stipendio è un win-win.

  • A
    anna_c

    Il problema è che nessuno vuole fare la prima mossa. Le imprese temono il rischio, i sindacati chiedono garanzie, lo stato aspetta. Nel frattempo, il gap cresce.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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