Germania sull’orlo del baratro: imprese in fuga, politica in crisi
Un’ombra di pessimism grava sul cuore industriale d’Europa. La Germania, una volta simbolo di efficiency e stabilità economica, è ora paralizzata da una crisi che non è solo economic , ma politica e sociale. Gli imprenditori, guidati da voci come quella di Rainer Dulger, presidente dei datori di lavoro, accusano il governo di incapacità: un coalition litigioso, incapace di approvare le riforme necessarie per uscire dalla recession . Il Cancelliere Friedrich Merz, a un passo dal completare il suo primo anno di mandato, ha promesso cambiamenti, ma finora ha lasciato sul campo solo disappointment e promesse non mantenute.
L’allarme è forte: l’ottanta per cento degli imprenditori vede un futuro incerto e pensa di spostare le proprie attività all’estero. Il Made in Germany resiste, ma è appesantito da tasse, bureaucracy e costi energetici insostenibili. Secondo l’Ocse, il lavoro in Germania è il più expensive del mondo occidentale: un operaio costa 42 euro all’ora, contro gli 8 del lavoratore cinese. Bosch, colosso dell’industria, guadagna 15 miliardi in Cina e riduce il personale a Stoccarda. «I miei operai sono efficient », dice Stefan Hartung, «ma scontiamo gli errori del governo».
Le tensioni dentro il governo sono esplose nell’ultimo incontro tra Merz e il ministro delle Finanze Lars Klingbeil, finito in shouting e accuse. Nemmeno i ministri si parlano, e Merz minaccia di fire Katharina Reiche, responsabile dell’economia, per la sua lentezza nel tagliare i costi energetici. Il ritardo è costato caro: solo dal primo maggio arriverà un reduction di 17 cent sul carburante, con settimane di ritardo rispetto all’Italia. I Verdi all’opposizione attaccano: perché aiutare chi pollutes ? E intanto, i cittadini evitano gli overtime : più guadagni, più paghi, e le prestazioni sociali si riducono.
La crisi non risparmia nemmeno il sistema sanitario: le mutue sono in rosso, i controlli sulle malattie fittizie sono deboli, e si chiudono ospedali. La ministra della Salute, Nina Warken, suggerisce che molti tedeschi abusino del sistema. Ma le aziende, nel frattempo, postpone gli investimenti e riducono la produzione. I sondaggi confermano il malessere: l’AfD, partito di estrema destra, è ora in testa con il 26,4%, overtaking la Cdu/Csu di Merz. Il warning è chiaro: la politica deve cambiare rotta, o rischia di lose non solo l’economia, ma anche la trust dei cittadini.
Il welfare non può essere un diritto senza doveri. Ma tagliarlo senza offrire alternative è miope.
I Verdi hanno ragione a chiedere di non aiutare chi inquina, ma non vedo proposte per rendere i trasporti più sostenibili.
Se il lavoro costa 42 euro all’ora, non ci vuole un genio per capire perché le aziende vanno in Cina. È una math matematica semplice.
A Stoccarda le fabbriche chiudono e il governo discute. La reality realtà è che stiamo perdendo il treno dell’innovazione.
Merz ha avuto un anno. Un solo anno. Non basta per cambiare un paese così grande? Forse no, ma nemmeno per giustificare tutto.
Il fatto che l’AfD sia in testa ai sondaggi è un sintomo di una crisi più profonda: mancanza di leadership, visione, coraggio.