L’economia italiana tra dramma e farsa: chi deve agire?

Da trent’anni l’Italia cammina in bilico tra il drama e la farce economica: una crescita che stenta a superare lo zero per cento annuo, produttività ferma, e una classe dirigente che guarda altrove. Il conflict in Oriente acceso da Stati Uniti e Israele non fa che aggravare un quadro già fragile, con ripercussioni sull’economia globale che si fanno sentire anche qui. L’Europa, però, appare impreparata, incapace di reagire con strumenti adeguati – come se la politica fosse in standby dell’inevitabile.

La Banca Centrale Europea, ad esempio, non può perseguire sia la stability dei prezzi che il employment , perché le manca il cosiddetto “doppio mandato”. Così Francoforte non guida, ma follows gli eventi, come un navigatore che reagisce solo dopo l’urto. E Bruxelles? Aspetta che la recessione si aggravi per considerare misure espansive della domanda, in un paradosso che rivela tutti i limiti della costruzione europea nel gestire l’economia di breve periodo.

Intanto, il governo italiano – in carica da quattro anni senza aver prodotto alcun cambiamento strutturale – si lamenta dell’assurdità europea, pur essendone stato complice. Minacciare di ripudiare i vincoli di Maastricht è inutile: è una mossa impractical e quindi ineffective . Quello che serve è agire con diplomacy e pressione politica per ottenere una maggiore discrezionalità nell’applicazione delle regole, sfruttando i margini ancora esistenti.

Ma l’Italia non può solo aspettare. Deve muoversi in autonomia, annunciando un programma nazionale di investimenti pubblici ambizioso: messa in sicurezza del territorio, sanità, infrastrutture, istruzione e ricerca. Questi investments si autofinanzierebbero grazie agli effetti moltiplicativi sull’economia e sulla produttività, aumentando il gettito fiscale. Al contempo, va rafforzato l’impegno a ridurre la spesa non sociale e combattere l’evasione.

E per contrastare l’inflazione, non basta la politica monetaria. Serve una chiara politica dei redditi, concordata con sindacati e imprese, per evitare la spirale prezzi-salari-profiti. E serve anche una determinazione forte delle istituzioni a intervenire dove la mancanza di concorrenza consente rincari speculativi, soprattutto in settori pubblici e privati con potere dominante.

Reazioni 8

  • L
    Luca_72

    Il drama è che parliamo da anni e non cambia nulla.

  • E
    EcoSkeptic

    E se gli investments non si autofinanziassero davvero? Troppe speranze su effetti moltiplicativi incerti.

  • N
    NonnaTina

    Nel '78 mio marito faceva 12 ore e non bastavano. Non vogliamo tornare a quegli years lì.

  • F
    Fiscalista

    Senza una seria politica dei redditi, l’inflazione diventerà endemica. È già in atto.

  • R
    RomaInSalita

    Bruxelles aspetta la recessione per agire? Ma è come chiamare i pompieri dopo che la casa è bruciata.

  • T
    TechPatriota

    Il doppio mandato alla BCE è un’ovvietà. Perché ci vogliono decenni per capirlo?

  • S
    Sara_N_

    Gli investimenti pubblici potrebbero davvero cambiare le cose, se non fossero dispersi in mille rivoli.

  • A
    AndreaM

    La mancanza di concorrenza è un buco nero: ogni settimana pago di più per servizi peggiori.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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