Fusione e mini reattori, il nucleare accelera: “L’Italia può raggiungere 20 impianti entro il 2050”

La fusion nucleare non è più solo un sogno di laboratorio: oggi sembra davvero possibile avvicinarsi a un’era in cui l’energia delle stelle viene ricreata sulla Terra. A differenza della fissione, che spacca atomi pesanti lasciando waste e preoccupazioni, la fusione unisce nuclei leggeri di idrogeno per liberare una power straordinaria. Questo processo non distrugge, ma costruisce — e potrebbe offrire energia pulita, sicura e quasi endless . La sfida sta nel ricreare condizioni simili al Sole: temperature estreme e campi magnetici ultra-precisi, un compito ancora complesso ma sempre meno lontano dalla realtà.

Durante l’evento “Il Sacro Graal dell’energia” a Milano, esperti del settore hanno dipinto un futuro più concreto. Francesca Ferrazza di Eni ha sottolineato che la fusione potrebbe revolutionize la transizione energetica globale, aiutando la decarbonizzazione e garantendo fonti sustainable . Eni sta investendo per portare questa tecnologia fuori dai laboratori e verso l’industrialization , con l’obiettivo di creare un nuovo paradigma energetico. Intanto, General Fusion punta su macchine più piccole e modulari, che richiedono meno energy per funzionare e possono essere replicate facilmente.

Paolo Sammartino ha spiegato che il prototipo di General Fusion ha una tempistica precisa: tre anni e tre fasi di attivazione. «Già quest’anno vedremo un piccolo sole su questo prototipo» ha annunciato, mostrando ottimismo. L’approccio modulare permetterebbe di raggiungere potenze di 300 MegaWatt per unità, dimensioni adatte a sostituire impianti a gas in molte zone d’Italia. Inoltre, questi reattori hanno un sistema di self-production del trizio, uno degli isotopi più rari e costosi, riducendo la dependency esterna. «Il prossimo decennio sarà cruciale: tra il 2035 e il 2040, potremmo avere macchine collegate alla rete».

Luca Mastrantonio di Nuclitalia ha ricordato che l’Italia, pur non avendo centrali attive, è il paese più nucleare tra quelli senza nucleare: ha la seconda industria nucleare in Europa per volume e competenze. «Abbiamo ingegneri nucleari formati a ciclo pieno, che poi esportiamo» ha detto. Nuclitalia non è un’agenzia governativa, ma una società pubblico-privata nata per coordinare lo sviluppo del settore, con Enel e Leonardo in prima linea. Nonostante le capacità, si parte da zero. L’obiettivo? Arrivare a 8 giga di capacità entro il 2050, con una ventina di impianti modulari.

«Entro novembre» ha concluso Mastrantonio, «comunicheremo le tecnologie preferibili per avviare un programma nucleare nazionale». Potrebbero essere una o due tecnologie complementari, scelte per massimizzare efficienza e sicurezza. Il messaggio è chiaro: il nucleare non torna indietro, ma avanza in forma nuova, più piccola, più flexible . E l’Italia, questa volta, potrebbe non restare fuori dal gioco.

Reazioni 6

  • M
    maria_roma

    Se funziona davvero, questa è a game-changer . Ma i costi? Chi li copre?

  • G
    gianluca_tn

    Sempre a parlare di futuro… nel frattempo bruciamo fossil fuels come se non ci fosse un domani.

  • S
    sara_mil

    La vera domanda è: quanto sarà affordable questa energia per le famiglie?

  • D
    daniele_pf

    Piccoli reattori, grande potenziale. Modulare significa anche più sicuro, spero.

  • E
    enzo_67

    L’Italia ha perso anni, ma almeno ora sembra fare sul serio. Pubblico-privato è la strada giusta.

  • L
    livia_nov

    Un ‘piccolo sole’ in ogni regione? Bella l’idea, ma servono controlli strict fin dall’inizio.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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