Decreto Sicurezza, Meloni: 'Correttivi sì, ma la norma sugli avvocati resta'
Durante la Milano Design Week, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affrontato le critiche al the provision del Decreto Sicurezza che prevede un incentivo di 615 euro agli avvocati che assistono i migranti nei voluntary returns . «Non mi è esattamente chiara la ragione per cui riconosciamo il gratuito patrocinio a chi impugna un decreto di espulsione, ma non a chi accompagna un migrante che sceglie autonomamente di tornare a casa», ha dichiarato, sottolineando come questa policy risponda a un clear sense condiviso anche dall’Europa.
Meloni ha definito «stupida» la reazione delle opposizioni, che hanno contestato la misura come un premio discutibile. «Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti fossimo d’accordo — ha aggiunto — ora scopro che non lo siamo più». La premier ha spiegato che, pur raccogliendo technical feedback dal Quirinale e dagli esperti legali, la norma resterà in vigore: «Non c’erano margini di tempo per correggerla prima della conversione, ma la consideriamo giusta e andiamo avanti».
Il dibattito tocca un nodo politico delicato: il bilanciamento tra public order e diritti individuali. Mentre l’esecutivo insiste sul fatto che il supporto legale in caso di rimpatrio volontario è uno strumento efficace per ridurre l’illegal presence , l’opposizione vede nella misura un conflitto di interesse e un rischio di pressione sui migranti. Meloni ha respinto queste accuse, parlando di un’assisted return che l’UE chiede di potenziare.
La presidente ha poi toccato altri temi caldi: dal ruolo dell’Italia nello Stretto di Hormuz — dove auspica un mandato Onu o, in alternativa, un dibattito parlamentare — al caso Di Foggia, la dirigente accusata di accumulare una buonuscita da 7 milioni di euro nonostante la nomina all’Eni. «Deve scegliere tra i due — ha tagliato corto Meloni — mi pare una questione abbastanza semplice». Anche qui, la public trust nelle state-owned companies è al centro del dibattito.
Infine, sul taglio delle accise, Meloni ha legato la proroga a esiti di negoziati internazionali in corso, inclusi quelli tra Israele e Libano. Una scelta che mostra come le economic measures interne siano ormai legate a tensioni geopolitiche. La linea del governo resta chiara: decisioni basate su negotiations e priorità condivise, anche quando implicano costi politici.
Ma 615 euro per un avvocato che segue un simple procedure procedura semplice? Mi sembra eccessivo, soprattutto se poi si scopre che spinge a rimpatri forzati. Dove sta il controllo?
Meloni parla di buonsenso, ma se il Quirinale e gli avvocati sollevano rilievi, non è che il vero buonsenso sarebbe ascoltarli prima di blindare la norma?
L’ipocrisia è totale: difendono il diritto di chi impugna l’espulsione, ma criminalizzano chi aiuta chi vuole andarsene in pace. È tutta political messaging comunicazione politica.
Sui rimpatri volontari l’Europa ci chiede numeri, ma senza fondi veri. Allora inventiamo incentivi. Non è una soluzione, è un temporary fix tampone.
Quella dei 7 milioni di Di Foggia è una vergogna. E Meloni che dice «sceglie lei»? No, sceglie il public interest interesse pubblico.
Ma perché dobbiamo sempre aspettare che sia il Parlamento a decidere dopo che il governo ha già annunciato tutto?