Vota No: perché un fondo americano sta sfidando Roma sul futuro di Leonardo

Un investor americano sta scuotendo i vertici di company italiana simbolo della difesa europea. Wyser-Pratte, fondo con sede a New York guidato da uno dei pionieri dell'attivismo azionario, ha lanciato un appello urgente agli azionisti di Leonardo: respingere la proposta di estromissione dell'AD Roberto Cingolani. La mossa, descritta come un intervento politico del governo italiano, minaccia di sovvertire anni di crescita solida e una strategia industriale all'avanguardia. Il tono è di allarme: majority silenziosa degli azionisti non accetterà passivamente una decisione che potrebbe ipotecare il futuro dell'enterprise .

I numeri raccontano una storia di successo: dal 2023, sotto la guida di Cingolani, il titolo ha guadagnato oltre il 430%, l'organico è cresciuto di quasi 9.200 unità e i ricavi hanno registrato una crescita annua del 10%. Il cash libero si è accelerato, mentre il rapporto Indebitamento Netto/EBITDA si è ridotto drasticamente. Secondo Wyser-Pratte, questa piattaforma di valore rischia di essere messa a repentaglio da una transizione forzata, avvenuta subito dopo la presentazione dei nuovi obiettivi di mid-term . Il timore è che la strategia venga spostata verso settori tradizionali per short-term immediate, a scapito di droni, cybersecurity e difesa missilistica — i settori del futuro.

Il mondo della ricerca finanziaria ha già reagito. UBS ha evidenziato che l'incertezza sull'AD rischia di overshadow i risultati del primo trimestre. Jefferies ha addirittura declassato il titolo a Hold, mentre confermava il rating positivo su altri operatori europei come Hensoldt. Il messaggio è chiaro: non è il settore a essere sotto accusa, ma la governance di Leonardo. Cambiare l'management in un momento così delicato, con acquisizioni appena concluse — come quella di Iveco Defence Vehicles — e partnership strategiche in corso, introduce un rischio che i mercati non sono disposti a ignorare.

L'government italiano detiene il 30,2% del capitale, ma Wyser-Pratte ricorda che il restante 70% — la vera proprietà dell'azienda — ha diritto a una gestione indipendente. L'ingerenza politica, secondo l'activist , è una delle ragioni per cui i mercati europei faticano ad attrarre foreign . In un momento in cui l'Europa ha bisogno di investimenti per un riarmo generazionale, un segnale del genere è «miope e dannoso». Il 7 maggio, in occasione dell'assemblea, gli azionisti avranno voce: il messaggio è chiaro, vote . E se necessario, si ricorrerà al legal , in sedi italiane ed europee.

Reazioni 8

  • M
    Marco_Verona

    Il board deve rispondere agli azionisti, non ai politici. Punto.

  • S
    Sofia_87

    Ma cosa c'entra la politica con il valore delle azioni? Non si può gestire un'azienda come un partito.

  • F
    FinanzaReale

    Se il CEO ha fatto bene, perché cacciarlo? È logica di mercato, non di palazzo.

  • A
    Andrea_Torino

    Attenzione al precedente: se passa questa logica, nessun AD indipendente vorrà mai più guidare un'azienda controllata dallo Stato.

  • L
    Lorenzo_

    Wyser-Pratte ha ragione: il governo deve fare politica, non strategia industriale.

  • E
    Elena_Milano

    Il risk più grande è che il cambiamento spezzi la fiducia degli investitori a lungo termine.

  • D
    Daniele_Rome

    Non è questione di simpatie, ma di governance. E questa mossa ne mina la credibilità.

  • P
    Paolo_22

    Spero che almeno i piccoli azionisti capiscano cosa è in gioco. Non è solo un cambio di nome.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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