Il prezzo della salute: quando le guerre e le politiche americane minacciano le medicine italiane
A Roma, mentre i camion delle aziende pharma attraversano la periferia diretti ai centri di distribuzione, il settore sente il terreno tremare sotto i piedi. Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, avverte: siamo a un punto critico per la sostenibilità della produzione italiana. Il double non viene solo dalla guerra in Medio Oriente, ma anche dalla politica del presidente americano Trump sui prezzi dei farmaci negli USA. «Le nostre merci non passano per Hormuz», spiega, «ma l’effetto indiretto è devastante». I costi dei raw come l’alluminio sono schizzati alle stelle, e i principi attivi, spesso prodotti in industrie energivore in Cina e India, hanno subìto aumenti fino al 50%. È un chain globale che rischia di spezzare la filiera.
Dal 2022, i costi erano già cresciuti del 20%; ora si teme un ulteriore salto fino al 40%. Le scorte delle aziende durano due-tre mesi, ma dopo? «Ci attendiamo che la pressure sui costi prosegua», avverte Cattani. Il rischio concreto è la carenza di farmaci essenziali: paracetamol , antibiotici, antidiabetici e farmaci oncologici, tutti legati a materie prime del Golfo Persico. Anche se le rotte non sono bloccate fisicamente, la instabilità geopolitica fa salire i prezzi dell’energia e dei trasporti. «Lo scenario è incerto», ammette, «e le imprese sono allo stremo dopo tre crisi in pochi anni: pandemia, tensioni sul Mar Rosso, ora questa». La produzione italiana, pilastro del saldo commerciale europeo, vacilla.
Il settore farmaceutico non è un blocco unico: chi innova ha margins più alti, chi produce farmaci classici – come quelli per l’ipertensione o il colesterolo – lavora con margini strettissimi. E proprio questi sono a high . «Se non reagiamo subito», ammonisce Cattani, «rischiamo di perdere la competizione con Stati Uniti e Cina». La sostenibilità non è solo economica, ma strategica. E qui entra in gioco l’altro fronte: le politiche USA. Trump ha annunciato un accordo con Regeneron, presentandolo come una svolta mai vista prima, capace di far crollare i prezzi. Ma molti esperti dubitano: un intervento così diretto sui profits potrebbe distorcere gli investimenti futuri.
Cattani non parla di panico, ma di paradigma da cambiare. L’Europa, dice, deve smettere di puntare sul massimo sconto e iniziare a value i farmaci in base alla loro efficacia. «Tutelare i brevetti, rimuovere il payback, investire in ricerca: è l’unica strada». L’appello è chiaro: se l’Italia e l’Europa non reagiscono, rischiano di perdere un’industria strategica. Il messaggio di Trump, in fondo, è inequivocabile: «Alzate i vostri investments ». Senza una risposta strutturale, il settore rischia di crollare sotto il peso di crisi accumulate. Non è fantascienza, ma una proiezione concreta basata sui numeri attuali.
Intanto, i cittadini si chiedono quanto durerà questa calma apparente. I farmaci da banco could aumentare di prezzo, mentre quelli “etici” restano sotto controllo dell’Agenzia del farmaco – almeno per ora. Ma chi li produce dovrà absorb gli aumenti, con riserve già sotto stress. Cattani insiste: non serve retorica, servono policies lungimiranti. Il tempo delle scelte facili è finito. La domanda che rimane è semplice: l’Europa saprà rialzare la testa prima che sia troppo tardi, o lascerà che il market decida per lei?
La vera sfida non è solo il costo, ma la supply fornitura continua. Se mancano i principi attivi, i prezzi diventano secondari.
Trump dice 'mai visto prima', ma non spiega come faranno le aziende a innovare se i margini si assottigliano. Sembra una soluzione a breve termine con rischi futuri.
Aumenti del 50% sui materiali? È insostenibile. E il payback non aiuta. Serve un cambio radicale, non promesse.
L’Italia dipende da catene globali fragili. Dovremmo investire in produzione locale di essential farmaci essenziali.
Se l’Europa non si unisce, ogni Paese farà il minimo indispensabile. Servono regole comuni, non singoli accordi.
È ora di smettere di vedere i farmaci come merce. Il valore non è nel prezzo, ma nella health salute pubblica.