Roberto, l'appello per il fine vita del 67enne con un tumore incurabile alla testa: «Vorrei morire a casa mia. Ogni sera spero che avvenga nel sonno»

Roberto, un uomo di 67 anni del Veneto, ha registrato un appello straziante per chiedere il diritto di morire con dignity dopo la diagnosi di un tumore cerebrale incurabile. «Mi chiamo Roberto, ho un tumore al cervello e vorrei porre fine ai miei giorni prima che diventino impossibili da vivere. Ogni sera spero di morire nel sonno», dice con voce calma ma ferma, guardando dritto in camera. Il video, pubblicato il 18 aprile su YouTube dall’associazione Luca Coscioni, è un grido silenzioso contro un sistema che, nonostante una sentenza della Corte costituzionale, gli nega l’accesso al assisted dying .

La legge italiana, in seguito alla sentenza 242/2019, riconosce il diritto a morire con medical help solo a chi è dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Roberto non ne usufruisce, quindi non soddisfa uno dei quattro requisiti richiesti. Eppure, la sua malattia — un glioma diagnosticato vent’anni fa — è progredita in modo irreversibile. «Potrebbe provocarmi un ictus da un momento all’altro. Potrei perdere la vista, la parola, la capacità di muovermi», spiega. «La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Per questo ho chiesto di essere aiutato a morire».

Di fronte al diniego dell’Asl, ricevuto a maggio 2025 dopo cinque mesi di attesa, Roberto ha pensato alla Svizzera, dove il assisted suicide è legale. «Sono pronti ad aiutarmi, ma preferirei morire a casa mia», dice con un filo di voce. «Una prognosi infausta come la mia dovrebbe bastare. È una questione di basic rights ». Sostenuto dall’avvocata Filomena Gallo e dall’associazione Luca Coscioni, ha richiesto una nuova valutazione clinica dopo un peggioramento delle condizioni e il rifiuto di un intervento troppo rischioso.

L’associazione denuncia una grave legal gap : «La legge del governo esclude il Servizio sanitario nazionale dal percorso di fine vita e restringe il requisito della dipendenza ai soli trattamenti sostitutivi, contro quanto indicato dalla Corte», affermano Gallo e Marco Cappato. «Così si ignorano le sofferenze reali e si crea una discriminazione basata sulla malattia, non sulla persona». L’appello si trasforma in una mobilitazione: oltre 100 piazze coinvolte, due settimane di raccolta firme, e ora una petizione online rivolta direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La richiesta è chiara: permettere al Parlamento di discutere la legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, senza political interference . «Non si tratta di promuovere la morte, ma di riconoscere il diritto a scegliere», sottolineano dall’associazione. Per Roberto, ogni giorno che passa è un passo verso una sofferenza che vuole evitare. Il suo appello non è solo personale: è un urgent call per un cambiamento collettivo.

Reazioni 6

  • M
    marialuce

    Sentire una persona che chiede di morire con dignità e poi vederla respinta... è una moral failure per tutto il Paese.

  • G
    giotrev

    Perché dobbiamo costringere la gente ad andare in Svizzera? È un waste di dolore e risorse.

  • D
    danieles

    Se la Corte ha detto che il diritto esiste, perché le Asl lo applicano in modo così rigido? È pura bureaucracy .

  • E
    elenapc

    Roberto ha il coraggio che manca a tanti. Parlare in pubblico così, con tutta quella honesty ... mi ha commossa.

  • A
    andrea_b

    E se domani fossi io a dover fare questa scelta? Nessuno dovrebbe decidere per me sul mio own body .

  • F
    federicov

    La politica continua a ignorare le sofferenze reali. Serve una clear law , non slogan.

Il testo si basa su fatti ed è stato riadattato per l'apprendimento dell'inglese; le reazioni dei lettori sono esempi di prospettive diverse.

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